La Boldrini non riesce a stare zitta: «Salvini e Di Maio sono maschilisti»

Ci mancava. «Nel nuovo governo rischiano di entrare dei leader di partito che si vantano di essere maschilisti». Così parlò Laura Boldrini che ancora pensa di essere “la presidenta” della Camera.Mentre in queste ore si parla di politica, di economia, di scelte nei ministeri-chiave, di Europa  – comunque si voglia giudicare l’esecutivo che sta per nascere-  c’è un persona, la solita che continua a cavalcare temi poco pertinenti, diciamo così, in questo specifico momento. Tra le variegate “preoccupazioni” per il governo Lega-M5S da parte dell’Europa, delle cancellerie internazionali, di Confindustria, mancava la preoccupazione pr i “maschilismo” presunto. Per cui per Laura Boldrini i leader di Lega e M5S sono censurabili perché maschilisti. L’ex presidente della Camera più detestata dagli italiani e dalle italiane non ha sussurrato questo giudizio nella sfera privata, ma lo ha affermato pubblicamente nel corso dell’intervento al convegno Donne costituenti che si è tenuto alla Camera del Lavoro di Milano. Dunque un attacco pubblico: non solo Di Maio e Salvini sarebbero maschilisti (non si sa da dove evinca questo giudizio che è puranente personale) ma soprattutto sarebbero colpevoli di vantarsi di “essere maschilisti” e di portare “avanti il maschilismo come una bandiera”. 

Durante l’intervento  la Boldrini ha specificato di aver preparato «una proposta di legge che ha come obiettivo incrementare l’imprenditoria e l’occupazione delle donne, visto che in Italia siamo al penultimo posto in Europa». Come se la colpa fosse del presunto maschilismo dei due leader e non l’esito di una fase economica drammatica per tutti, a cui il centrosinistra non ha offerto  sbocchi, anzi. Una proposta di legge che l’esponente di Liberi e Uguali sta propagandando in giro per l’Italia, sostenendo che Lega e Cinque Stelle non abbiano insertito nel contratto di governo politiche a sostegno delle donne. Come al solito la realtà della Boldrini è totalmente disancorata dal senso comune. Anzi, in questa occasione ha trovato ancora modo di essere sgradevolo verso gli uomini in divisa: «Quando si parla di violenza di genere si parla solo di formazione del personale delle forze ordine e non della vittima. Siamo tornati quarant’anni indietro», sibila, sostenendo che tale governo che nascerà sia pregiudizialmente «oscurantista e retrograda».