Infieriva su Trump e Weinstein, ora tocca a lui: procuratore Usa accusato di abusi

Chi controlla il controllore? Il celebre motto di spirito torna drammaticamente d’attualità nel caso molestie che ha travolto e affondato il Mida hollywoodiano Harvey Weinstein con il sospetto calato – e come una mannaia – tra capo e collo sul procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, costretto a dimettersi poche ore dopo che il New Yorker ha pubblicato le dichiarazioni di alcune donne che lo accusano di abusi e violenze. E fuori un altro…

 4 donne accusano il procuratore di New York di molestie

«Accuse gravi, che io contesto con forza, sono state fatte contro di me – ha dichiarato il procuratore democratico – anche se sono non collegate alla mia attività professionale, queste mi impedirebbero di guidare l’attività di questo ufficio». Due delle quattro donne intervistate dal magazine newyorkese hanno fornito la loro identità, Michelle Manning Barish e Tanya Selvaratam, affermando di essere state picchiate da Schneiderman mentre avevano una relazione con lui. Entrambe hanno detto che lui aveva minacciato di ucciderle se l’avessero lasciato. E Selveratam ha anche detto di sospettare che il procuratore l’abbia fatta seguire e abbia messo i suoi telefoni sotto controllo. Le donne non si sono rivolte alla polizia ma sarebbero andate all’ospedale dopo gli episodi di violenza.

Abusi sessuali e violenze fisiche: anche gli alleati lo “scaricano”

Danno e beffa su cui neppure gli alleati politici del procuratore – che in un primo momento hanno provato a smentire e minimizzare – non hanno potuto sorvolare, anzi. E così, in una prima dichiarazione il procuratore ha provato a difendersi affermando che si trattava di «giochi di ruolo nell’ambito di relazioni sessuali consensuali, non ho ha aggredito nessuno, non ho mai avuto relazioni sessuali non consensuali». Una versione suffragata anche dal suo portavoce, che ha escluso che il procuratore abbia mai minacciato nessuno. Ma poi, nel giro di poche ore, anche a seguito delle pressioni di molti degli alleati politici, tra i quali il governatore democratico Andrew Cuomo, Schneiderman ha presentato le sue dimissioni, che avranno effetto da oggi. Senatore dello stato di New York dal 1998 al 2010, il procuratore era diventato il 65esimo attorney general di New York nel 2011. Rieletto nel 2014, come già da senatore, si era sempre mostrato un paladino delle cause per la difesa delle donne. E lo scorso febbraio aveva avviato una causa contro Harvey Weinstein, l’ex produttore di Hollywood accusato di molestie e violenze sessuali nello scandalo che l’anno passato ha dato inizio al movimento del #metoo.

Un uomo in carriera dato per successore di Cuomo. Invece…

Considerato da molti come un possibile successore di Cuomo alla poltrona di governatore di New York, Schneiderman negli ultimi anni si era distinto come un fiero oppositore dell’amministrazione di Donald Trump. Già prima dell’elezione alla Casa Bianca, il suo ufficio aveva avviato una causa collettiva contro la Trump university, assicurando un accordo da 25 milioni di dollari agli studenti “truffati” dalla promessa di diventare degli imprenditori di successo. Nei mesi scorsi dal suo ufficio poi erano partite diverse cause contro l’amministrazione Trump, da quelle contro le misure varata per revocare regole ambientaliste a quelle contro il muslim ban. Subito dopo la notizia delle sue dimissioni, il figlio di Trump, Donald Trump jr. e Kellyanne Conway, consigliere della Casa Bianca, hanno postato tweet in cui trapela soddisfazione per l’accaduto e si accusa Schneiderman di ipocrisia per la posizione presa sul caso Weinstein e gli attacchi rivolti a Trump quando il presidente è stato accusato di molestie da una decina di donne. Chi di spada ferisce…