Incuria romana: dopo 10 anni sul Lungotevere spunta il relitto di Tiber II

Da dieci anni spiaggiata come una balena sulle sponde del Tevere, appoggiata su una banchina all’altezza di lungotevere della Vittoria a Roma, abbandonata all’incuria, sommersa da erbacce, tra buste di plastica plastica e carcasse di biciclette. È la motonave Tiber II, che “prestava servizio” sul fiume finché non si è schiantata contro Ponte Sant’Angelo nel dicembre 2008 nel corso di una piena. Da allora nessuno se n’è occupato. Nessuno ne ha parlato. Nessuno ne ha scritto, Nessuno ne ha previsto la rimozione.

Ritrovato su una banchina il relitto di Tiber II

A fare la scoperta dell’ultimo cammeo dell’incuria in cui versa la Capitale è stato Antonello Palmieri, architetto, presidente dell’associazione Roma Nuova, nel corso di una passeggiata in bicicletta sulla ciclabile che lambisce il Tevere. Ciclabile? «Chiamiamola così – ironizza Palmieri – lungo il fiume, abbiamo scoperto dove finisce la propaganda delle istituzioni, e dove comincia la realtà. Tra fango, buche, water e bidet, scatole di polistirolo, vecchi arredi di plastica, decine di biciclette a noleggio vandalizzate, dobbiamo prendere atto che oggi questa è Roma…». Una  città nella quale per dieci anni un barcone resta abbandonato su una banchina e nessuna istituzione muove un dito, nessun giornalista ne scrive, nessun fotoreporter la immortala. 

Immagini spettrali indegne di una Capitale

Le immagini scattate da Palmieri, visibili sulla pagina Facebook di Roma Nuova, parlano da sole e generano un misto di rabbia e malcelato stupore. A prima vista viene da pensare a un fotomontaggio ben realizzato, ma è tutto vero. Al momento il “relitto” non si può visitare perché  la zona attorno alla banchina, l’area della tragedia scampata, è off limits.  “Divieto di accesso alle persone non autorizzate” recita un cartello. E perché? Si mormora che accanto al  Tiber II ci sia un via vai di persone e che il barcone abbandonato potrebbe essere abitato, forse occupato da qualche famiglia rom. «È una scena spettrale, peraltro al centro di Roma, che non abbiamo mai visto in nessun’altra capitale Ue. Per la cronaca – continua lo “scopritore impiccione” – vale la pena evidenziare che le aree golenali del Tevere sono di competenza della Regione Lazio. Come dimenticare l’attuale presidente che pubblicizzava ovunque, anche sui social, i lavori di pulizia delle banchine, solo per caso effettuati in piena campagna elettorale?». Come se non bastasse dal sito del Campidoglio si scopre che il Comune di Roma promuove carrettate di iniziative a tutela dell’ex biondo.  Ci sono un “Manifesto d’intenti”, un “Tavolo inter-istituzionale”, un “Gruppo di monitoraggio dell’ufficio speciale Tevere”, delle “Ciclo-pattuglie” e pure una “App specifica”». Strutture, soldi, tavoli, commissioni speciali per lo studio e la tutela del fiume di Romolo e Remo che una grande capitale europea dovrebbe valorizzare e coccolare come un tesoro di famiglia. E nessuno ha fatto caso a una motonave incagliata e appoggiata su una banchina del fiume dal 2008.