Il Vaticano avverte le monache di clausura: «Moderate l’uso dei social»

La questione non è nuova. E, anzi, già un paio d’anni fa fu presa di petto dallo stesso Pontefice. «Usate i social con prudente discernimento», disse Papa Francesco alle monache di clausura. Ora quell’avvertimento in Vaticano si fa regola con l’istruzione applicativa Cor Orans chiesta da Papa Francesco e varata oggi dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata.

Il documento, che aggiorna e uniforma la costituzione apostolica Sponsa Christi Ecclesia, varata da Pio XII nel novembre del 1950, e la Vultum Dei Quaerere emanata da Bergoglio due anni fa, dedica una sezione specifica all’utilizzo dei mezzi di informazione da parte delle suore di clausura. Anche loro – è spiegato – possono utilizzarli, ma – è la prescrizione – con molta parsimonia. Nel testo si legge che «la normativa circa i mezzi di comunicazione sociale, in tutta la varietà in cui oggi si presenta, mira alla salvaguardia del raccoglimento e del silenzio: si può, infatti, svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole. Il raccoglimento e il silenzio è di grande importanza per la vita contemplativa».

Per quanto sorprendente possa apparire, infatti, anche i conventi di clausura hanno delle loro pagine facebook, che usano non solo per illustrare la beatitudine della vita contemplativa, ma anche, talvolta, per intervenire sui temi dell’attualità. Un caso recente registrato dalle cronache è stato, per esempio, quello della netta e coraggiosa presa di posizione delle carmelitane scalze del convento della cittadina basca di Hondarribia contro la sentenza con cui gli autori di uno stupro di gruppo a Pamplona sono stati condannati solo per abuso e non per violenza sessuale nei confronti della loro vittima 18enne. Al grido social di «sorella, io ti credo» anche loro, dalla pagina del convento, si sono unite al coro di proteste che ha attraversato la Spagna.

Anche questo caso rientra fra quelli censurabili secondo il nuovo regolamento vaticano dei monasteri? Probabilmente no. Pur avvertendo che «tali mezzi devono essere usati con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione», la Santa Sede infatti ammette che «l’uso dei mezzi di comunicazione, per motivo di informazione, di formazione o di lavoro, può essere consentito nel monastero, con prudente discernimento, ad utilità comune». «Le monache – conclude il documento – curano la doverosa informazione sulla Chiesa e sul mondo, non con la molteplicità delle notizie, ma sapendo coglierne l’essenziale».