Il Pd spera di essere resuscitato da un governo tecnico. E si affida a Mattarella

«Piena fiducia» nel presidente della Repubblica e supporto totale alla sua iniziativa. Per il governo il Pd scommette tutto su Sergio Mattarella, assicurando di pensare in questo modo prima di tutto all’«interesse del Paese». «Basta prendere tempo, basta traccheggiare ed esasperare le logiche di parte, basta con il gioco dell’oca che ci pare di vivere e che ancora in queste ore ci fa tornare al punto di partenza», ha detto il reggente del Pd, Maurizio Martina, al termine del proprio turno di consultazioni al Colle.

Secondo i dem, «le parti devono rendersi conto che oggi da sole non ce la fanno a fare un governo e a rispondere ai bisogni del Paese». Per questo lanciano quello che presentano come un appello alla «piena responsabilità di tutti»: «Si faccia un passo in avanti tutti, a partire da chi ha immaginato soluzioni semplici dopo il 4 marzo». «No a incarichi al buio, no a trasformismi, no a soluzioni politiche raffazzonate», sono state le parole di Martina, che ha detto sì invece a «uno sforzo super partes per l’interesse del Paese, se ci si intende rispetto ad alcune questioni fondamentali, come il contrasto all’aumento dell’Iva in autunno».

Il Pd, insomma, auspica un governo del presidente, se non – come pure è sembrato di capire da alcuni passaggi della relazione di Martina – un vero e proprio governo tecnico. A suggerire questa seconda ipotesi il fatto che il segretario del Pd ha definito come «fondamentale» il lavoro sull’«agenda politico-economica del Paese» e come necessario «uno scatto avanti dal punto di vista sociale»: due obiettivi di portata strategica che difficilmente si possono conciliare con un governo del presidente o con un governo di scopo che abbia magari i soli obiettivi di riscrivere la legge elettorale e scongiurare l’aumento dell’Iva con una finanziaria light.

Ciò che è certo è che per il Pd la soluzione di un governo tecnico – meglio se non di breve durata – rappresenta ad oggi l’unica possibilità di non essere relegato alla totale marginalità politica, uno scenario concreto in caso di governo politico e potenzialmente devastante in caso di un rapido ritorno alle urne.