Il paletti di Boccia a M5S e Lega: «Non toccate jobs act e Industria 4.0»

martedì 15 maggio 17:33 - DI Redazione

Non solo il presidente Mattarella. Anche Confindustria ha i suoi bei paletti da conficcare sullo stretto sentiero che dovrebbe condurre alla nascita del primo governo giallo-verde. «Ci sono alcuni provvedimenti che a nostro avviso non andrebbero toccati: Industria 4.0 e Jobs Act», avverte il presidente Vincenzo Boccia, a margine della cerimonia di inaugurazione della nuova sede di Confindustria Moda a Milano. Per il leader di Viale dell’Astronomia, si tratta di «provvedimenti che hanno avuto effetti sull’economia reale grazie alla reazione dell’industria italiana: più 7 per cento di export e più 30 per cento di investimenti privati. Sono dati oggettivi – è la sua conclusione – e non opinioni».

I timori di Confindustria per il governo giallo-verde

Boccia prova a fare una sintesi della situazione economica, ma non solo, del Paese. «Siamo in una fase importante, con una industria del Nord che traina e un Mezzogiorno che chiede infrastrutture». Uno scenario interno fortemente condizionabile da quello internazionale caratterizzato, spiega ancora il numero uno di Confindustria da «criticità esterne» come il «rallentamento dell’economia globale, un’indicazione di protezionismo che viene dagli Usa che tenta di difendere l’industria americana, una politica aggressiva della Cina».

Boccia: «Confronto con Ue sia sulle infrastrutture»

Boccia teme che il futuro governo Lega-M5s possa chiedere flessibilità in Europa per fare deficit in Italia. Una richiesta destinata, a suo dire, a sicuro fallimento: «Non ci verrà riconosciuto», sentenzia.  Quindi l’avviso ai naviganti Di Maio e Salvini: «Dobbiamo stare attenti perché più flessibilità significa più debito pubblico e il nostro è già rilevante». Il leader degli industriali italiani non chiude all’ipotesi di un confronto serrato con l’Ue, ma – fa notare – dev’essere finalizzato a realizzare «l’integrazione politica europea» e «una grande dotazione infrastrutturale europea. Su questo percorso  di riforme occorre lavorare. Per noi – ha concluso il presidente di Confindustria – l’Europa è imprescindibile e non è un fattore da cui si può prescindere».

 

Commenti

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  • max.bialystock@libero.it 16 maggio 2018

    Lasciare agli Industriali (tutti??) i dogma di tutte le Scienze ma pare troppo… inoltre l’Economia di questi ultimi 20anni (quella dell’euro, tanto per intenderci) ha inenellato una serie infinita di regressioni ed era in pieno accordo ed in profonda sintonia con Confindustria.
    Al contrario, mi sembra che i nostri illuminati Confindustriali (la maggioranza) non abbiano chiaro, per niente, il concetto di mercato interno (non si è mai, nella storia economica, vissuto si solo esportazioni).
    Un solido e fiducioso mercato interno offre un periodo di sviluppo e progresso economico incomparabile (basta studiare la storia economica dell’Italia).
    Invece chi non vuole fare ricerca scientifica applicata alle industrie, perchè, specie nella fase iniziale, “costa” non è un vero imprenditore ma un affarista e punterà ad abbattere tutti “i costi” (per primo il lavoro) vivendo di espedienti ingabbiato in un’ottica di brevissimo termine (in pratica è già fuori ma non se ne è ancora accorto, v. tante fabbriche Italiane con conduzione miopica).
    L’impresa migliore capisce che è necessario “investire” in ricerca e sviluppo ma anche nel lavoro solo in questo modo i terribili “costi” si trasformeranno, nel tempo, in ricavi.
    Certo quest’ottica del medio termine ha un risvolto per alcuni non molto gradito; i dividendi.
    E’ chiaro che se io destino una parte significativa dei guadagni in ricerca e sviluppo (non tralasciando premi laddove ce ne siano da elargire) ciò implica dei dividendi meno ecclatanti (questo è osteggiato dagli affaristi cioè alla finanza/banche straniere che nella maggior parte sono anche, guardaunpò, azionisti/influenser degli industriali stessi…).
    L’industriale vero e lungimirante “investe” – gli affaristi/speculatori/usurai abbattono “i costi” (come i parassiti/”ospiti” succhiano il sangue fino alla morte, passando poi ad altro corpo…
    La sana Economia è (stata) la nostra quella propostaci dagli stranieri non ci appartiene, è lastricata di
    espedienti perfettamente (a volte neanche) leciti a danno del tessuto sociale ritenuto ingombrante per questi… signori… della Banche d’affari.
    E’ ora di aprire un pochino gli occhi basta vedere in quali condizioni siamo (in Italia ma anche nel Mondo) avendo seguito questo tipo di Capitalismo turboliberista di stampo anglofono (e di altre religioni).

  • an.marconcini@gmail.it 15 maggio 2018

    Gli industriali sono una colonna fondamentale del nostro Paese e sicuramente non sono dilettanti allo sbaraglio come Di Maio e Salvini che non capiscono nulla di economia e si affidano ad apprendisti stregoni come il leghista Siri che pretende sfacciatamente di essere definito economista nonostante sia laureato in Scienze Politiche.Se gli industriali esprimono democraticamente timori e dubbi su questa sottospecie di Armata Brancaleone avranno i loro validi motivi.Come si fa ad affidare il Paese a due elementi che non sanno terminare una frase che non conoscono le più elementari regole di grammatica che scambiano il Venezuela con il Cile che sono convinti che la politica estera la si gestisca grazie alla raccolta dei bollini dell’Esselunga.Questi signori hanno fatto tante promesse ma vorrei ricordare loro che tutti i nodi prima o poi verranno al pettine e mi auguro soprattutto per gli Italiani che non facciano fare al nostro Paese l’ennesima figura da buffoni.