Il dado è tratto: «Conte premier». Di Maio varca (a modo suo) il Rubicone

«Abbiamo indicato il nome al presidente della Repubblica che può portare avanti il contratto di governo». Il dado è tratto, «Giuseppe Conte sarà premier del governo politico». Lo svela Luigi di Maio in versione Cesare. Alea acta est. Non ha varcato il Rubicone alla guida del suo esercito, il leader M5S. Ha passato intere settimane (e anche qualche notte) a contemplare la scacchiera del governo, per trovare l’accordo con Salvini sulle pedine da mettere nelle caselle. Un po’ roba da Prima Repubblica, anche se lui dice: «Sono passati 80 giorni ma ne è valsa la pena prendere tempo, perché finalmente adesso nasce la Terza Repubblica. Nei prossimi giorni e settimane speriamo si possa iniziare un nuovo percorso». Al termine del colloquio con il Capo dello Stato Sergio Mattarella al Quirinale, Luigi Di Maio fa suonare le trombe. È ancora nella fase della propaganda, i sorrisi confezionati per i fotografi, l’ottimismo esagerato da dare in pasto all’elettorato. Quale sia la Terza Repubblica è tutto da vedere, ma meglio esagerare che minimizzare. Anche sulle critiche piovute dall’estero, all’insegna del chissenefrega: «Almeno fateci iniziare…», dice. Nel programma – sostiene – ci sono battaglie storiche del M5S.  «Sono molto orgoglioso di Conte perché è la sintesi di M5S e Lega. Cosa intende dire con la frase sarà amico del popolo? «Significa che è uno che non vesserà il popolo italiano». Conte, «oltre a essere una persona di grandissimo profilo, viene dalla periferia di questo Paese, da San Giovanni Rotondo, è uno tosto, si è fatto da solo. Si è battuto non solo per un rigore legale ma anche morale».