Governo, la convocazione di Conte c’è. L’incarico forse

mercoledì 23 maggio 13:43 - di Valerio Falerni

Alla fine, la notizia a lungo attesa è arrivata: il presidente Mattarella ha convocato Giuseppe Conte al Quirinale. L’incontro è fissato per le 17,30. Un epilogo obbligato – poco prima sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio avevano ribadito l’indicazione a nome dei rispettivi partiti – il cui esito, però, non si presenta affatto scontato. Pesano le polemiche delle ultime 24 ore innescate da un servizio nel New York Times sul curriculum professionale di Conte. Al punto che si prima il professore era uno sconosciuto in Italia, oggi è noto in mezzo mondo.

Conte vedrà Mattarella alle 17,30

La convocazione di Mattarella arriva nel bel mezzo di una mattinata in cui si erano rincorse voci di ogni tipo. Persino un incontro, in un bar del centro nella tarda mattinata tra lo stesso Salvini e Roberto Maroni aveva finito per suscitare qualche sospetto sulle reali intenzioni del capo leghista. Avvalorate in un primo tempo da una risposta sibillina da lui lanciata ai giornalisti che gli chiedevano della squadra di governo: «Non c’è il premier, figuriamoci il vicepremier…». Ma era solo una battuta per tagliar corto. In realtà, proprio Salvini ha fatto sapere di non vedere alcuna alternativa a Conte. «O è lui – ha avvertito – o si torna al voto». Un aut-aut che certo non rischia di condizionare i passi di Mattarella, ma che potrebbe avere l’effetto di “svenare” Salvini nella trattativa con il Colle.

Il vero nodo resta il nome di Savona all’Economia

Non è un mistero per nessuno che il vero nome su cui si appuntano le maggiori perplessità è quello dell’82enne Paolo Savona, già ministro con Ciampi, il cui euroscetticismo pare a molti, Quirinale compreso, un’eresia intollerabile. E Savona è in quota Lega. Salvini, insomma, deve da un lato tutelare l’indicazione di Conte, tramontata la quale tornerebbe in pista la soluzione Di Maio, a lui sgradita, e dall’altro spingere Savona verso il delicato dicastero dell’Economia. Come se non bastasse, alla luce delle prese di posizione di Forza Italia e di FdI, è costretto a trattare non a nome dell’intero centrodestra ma solo del suo partito. Che, va ricordato, in numeri parlamentari è solo la metà di quello di Di Maio.

 

 

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