Fuorionda di D’Alema: «se elezioni per il veto a Savona, questi prendono l’80%» (video)

E’ unanimamente riconosciuto come una vecchia volpe della politica italiana. E, dunque, è difficile che quelle parole, pronunciate durante l’assemblea nazionale di Liberi e Uguali a Roma, davanti all’ex-presidente del Senato, Pietro Grasso, siano “dal sen fuggite” a Massimo D’Alema. Uno che odia i giornalisti in maniera inversamente proporzionale a quanto ama il suo pacioso labrador nero. Per cui viene il sospetto, soprattutto vedendo il video del “misfatto”, che D’Alema abbia parlato a favore di microfono, ma con l’aria di lasciarsela scappare, piuttosto che, come sosterrebbe la maligna vulgata giornalistica, intercettato dal cronista curioso di turno.

«Se torniamo a elezioni per il veto a Savona, quelli prendono l’80 per cento», ha sospirato (e ampiamente gesticolato) D’Alema con Grasso riferendosi alla Lega che nei sondaggi è data in crescita verticale. E all’ex-presidente del Senato e oggi leader di Liberi Uguali che annuiva con un misto di rassegnazione e solidarietà pensando, soprattutto, ai suoi di problemi, D’Alema ha aggiunto un eloquente e scaramantico: «Speriamo bene…».

E qualche concreta ragione di preoccupazione, D’Alema, in effetti, ce l’ha. Candidato al Senato con Liberi e Uguali, l’ex-presidente del Consiglio passato. armi e bagagli, dal disastrato Pd di Renzi alla disastratissima microformazione partitica di Pietro Grasso, D’Alema è rimasto a bocca asciutta. O, come si diceva una volta, trombato: è stato asfaltato da tutti e tre gli altri candidati dei Cinquestelle, del Pd e del Centrodestra, nel collegio uninominale di Nardò, dove, nei suoi disegni e in quelli dei suoi soci politici, avrebbe dovuto fare faville. Una delusione cocente condita da parole amare: «Ho preso meno voti delle persone che ho incontrato, e questo significa che non siamo stati percepiti come qualcosa di diverso rispetto al centrosinistra e a quello che anche noi abbiamo criticato e contrastato nell’ultimo anno», ha ammesso con l’aria di un cane, ops, di un labrador bastonato.
Fiutata l’ariaccia che tira, con il suo ex-compagno di partito Mattarella che, dal Quirinale, continua a mettersi di traverso sul nome di Savona, D’Alema ha dato via libera allo sfogo a favore di microfoni e telecamere: «Se torniamo a elezioni per il veto a Savona…».