È morto lo scrittore Tom Wolfe: era il fustigatore dei “radical chic”

«Il politicamente corretto è diventato uno strumento di controllo sociale, un modo di distinguersi dai bifolchi e di censurarli, di delegittimare la loro visione del mondo in nome della morale. Ormai la gente deve fare attenzione a ciò che dice. E va di male in peggio soprattutto nelle università. La forza di Trump nasce probabilmente dall’aver rotto con questa cappa di piombo». In queste poche frasi è ben sintetizzata la visione dei media secondo Tom Wolfe, morto all’età di 87 anni. Lo scrittore e saggista americano era considerato il padre del “new journalism”. Al secolo Thomas Kennerly Wolfe Jr., era nato a Richmond il 2 marzo 1931. Tra i suoi libri, pubblicati in Italia da Mondadori, Il falò delle vanità, Un uomo vero, Io sono Charlotte Simmons, e Le ragioni del sangue.

Tom Wolfe era uno dei padri del new journalism

Sagace autore oltre che di romanzi anche di saggi, tra i quali L’Acid Test al Rinfresko Elettriko (Feltrinelli) e La bestia umana (Mondadori), Wolfe esordì come giornalista nel 1957 presso lo Springfield Union, per approdare tre anni dopo al Washington Post e nel 1962 al New York Herald Tribune, collaborando anche con la rivista Esquire. Considerato uno dei padri del “new journalism”, eternamente vestito di bianco, dandy d’altri tempi, coniò molti neologismi ormai entrati nell’uso comune. Tra i più celebri, l’espressione “radical chic  utilizzata in un suo articolo, pubblicato sul New York Magazine nel 1970. Un termine coniato per descrivere la moda invalsa nell’alta società newyorkese di abbracciare cause politiche della sinistra radicale, tanto per essere alla moda. Insignito di diversi premi tra i quali il “Dos Passos Prize” e il “Jefferson Lecture in the Humanities”, quest’ultimo è il maggior riconoscimento che il Governo degli Stati Uniti conferisce per particolari traguardi raggiunti nelle discipline umanistiche, Wolfe nel 1987 pubblicò il suo romanzo di maggior successo, pubblicato in Italia con il titolo Il falò delle vanità, dal quale è stato realizzato l’omonimo film di Brian De Palma con Tom Hanks, Bruce Willis, Melanie Griffith e Morgan Freeman.