Di Maio scopre che lo spread è una “fake”. Ma quando c’era Berlusconi…

Lo spread che sale sta diventando una barzelletta, è usato a intermittenza, può essere vero o falso, può essere un dato incontrovertibile oppure un “fake”,  a seconda delle circostanze. Lo spread è quel meccanismo che può mandarci tutti a carte quarantotto e rovinare un intero Paese se al governo c’è Silvio Berlusconi, come nel 2011 con il governo di centrodestra su cui inveire. Oppure una “fake news” ora che Di Maio sperimenta sulla sua pelle cosa vuol dire fronteggiare gli strali e le “preoccupazioni” dell’Europa e dell’universo mondo sul governo che sta per nascere. Sembra che il mondo si sia rovesciato in poco tempo: lo spread fuori controllo non solo è stato usato come una clava contro il governo Berlusconi nel 2011, ma ha continuato ad essere usato come argomento anti-Cav in ogni occasione per dimostrare che lui e il centrodestra dovevano essere tenuti alla larga come la peste.

Ora che Di Maio è sotto attacco ecco come cambiano le cose. Contrordine. «Spread? Tanto rumore per nulla. Lo spread è la clava con la quale opinionisti senza arte né parte tengono la politica sotto ricatto – dice il capo politico dei Cinquestelle – prendendo spunto dalle fisiologiche oscillazioni dei mercati per colpire chi esce dal recinto da loro tracciato. Sta succedendo anche in questi giorni». Ancora: «La realtà, però, è un po’ diversa dalle grandi narrazioni dei media nazionali: Basta osservare a volo d’uccello gli ultimi 7 anni di spread per capire che il grande pericolo finanziario degli ultimi giorni è una fake news in piena regola». Capito? Si accorge solo ora che l’andamento dello spread non dipende dai governi. Sono lontani i tempi in cui i grillini sostenevano il contraio. Allora, un po’ di chiarezza e un po’ di onestà intellettuale vanno ripristinate: l’uso politico dell’andamento dello spread non ha fondamento, ed è una “fake news” sempre. E che si rilegga una volta per tutte la storia politica recente.