Di Battista provoca il Colle. Niente niente ce l’avesse con Di Maio?

Un attacco nel momento più delicato di una vicenda politica intricatissima, addirittura «teatrale» secondo lo scrittore Stefano Massini che l’ha trovata ricca di suspence e di colpi di scena. Un attacco arrivato proprio nel momento in cui i suoi due protagonisti, Salvini e Di Maio, trattenevano il fiato in attesa della mossa decisiva del Quirinale: la convocazione di Conte. Il flash di agenzia arriva alle 12,58. Che sollievo per la “strana coppia”. Sì ma quanta paura, anzi quanto fastidio per quell’entrata a gamba tesa, un quarto d’ora prima, di Alessandro Di Battista su Mattarella: «Non si opponga al governo del cambiamento». «Ancora lui, ma non doveva espatriare?», si sarà chiesto in quei quindici minuti il suo ex-dioscuro Giggino. E sì, perché il Che Guevara de no’ antri non è nuovo a sortite del genere, ad incursioni temerarie quando il momento richiederebbe prudenza o a sbrodolature pseudo-oratorie quando la convenienza politica, che pure non è peccato, imporrebbe il silenzio. È recidivo il Dibba, una prima volta ha scartavetrato Berlusconi proprio mentre Salvini lo tentava con la soluzione dell’appoggio esterno; quindi ha sbertucciato il Pd lasciando Di Maio senza secondo forno. Infine, ha caricato a testa bassa Mattarella proprio mentre questi si accingeva a convocare al Colle il professor Conte per affidargli (forse) l’incarico di formare il governo. Berlusconi, Pd e Quirinale: tre attacchi ad altrettanti bersagli, che però hanno fatto sudare freddo il solo Di Maio. A questo punto, delle due l’una: o Di Battista sta ai tempi della politica come il sale nel caffè, e allora è meglio che prolunghi il più possibile il suo soggiorno di vacanza-studio nel Nuovo Mondo, oppure, al di là dell’ostentato rapporto alla Eurialo e Niso, ha un problema irrisolto con Di Maio. In questo caso, però, il consiglio è quello di non allontanarsi troppo. Un altro paio di “gaffe” così e far fuori l’amato rivale sarà un gioco da ragazzi.