Catalogna, il delfino di Puigdemont Quim Torra eletto “president”

Dopo mesi di paralisi istituzionale, il Parlament di Barcellona ha eletto oggi l’indipendentista Quim Torra presidente della Catalogna. Candidato scelto dal latitante Carles Puigdemont, il 55enne avvocato e scrittore, è stato eletto in seconda votazione a maggioranza semplice con 66 voti a favore dei maggiori partiti indipendentisti, 65 contrari (Unionisti e Podemos) e quattro astensioni. Nato a Blanes, sulla Costa Brava, sposato e padre di tre figli, è considerato un esponente dell’ala dura dell’indipendentismo catalano ma anche del tutto privo di esperienza politica: Quim Torra, il nuovo presidente della Catalogna, è l’uomo che Carles Puigdemont ha indicato per succedergli, almeno temporaneamente, alla guida del governo catalano con l’incarico di restare fedele alla sua strategia. Cinquantacinque anni, editore ed avvocato, nella prima intervista dopo essere stato nominato ufficialmente candidato, Torra ha annunciato che il suo governo continuerà ad avanzare “nel processo di costruzione repubblicana”. Molti vedono nella scelta di Torra il tentativo di Puigdemont di mantenere il controllo sulla politica catalana malgrado la permanenza a Berlino e in attesa di un processo di estradizione in Spagna: ‘uomo di paglia’, ‘fantoccio’ sono stati tra gli appellativi comparsi in molti titoli dedicati alla sua nomina per indicare il ruolo di prestanome di Torra, tra i primi ad andare in visita da Puigdemont in Germania dopo il suo arresto a fine di marzo. E lo stesso ex presidente ha precisato in un suo discorso il margine di azione di Torra, definendo il suo compito quello di occuparsi della governance interna interfaccia del suo governo catalano in esilio. Dopo lunghi anni trascorsi alla Winterthur, Torra ha fondato la casa editrice A Contra Vent, specializzata nel recupero di testi di giornalisti catalani della seconda repubblica (1931-1939) e dell’esilio franchista. A partire da allora ha iniziato a farsi conoscere nei circoli nazionalistici: ha collaborato con diversi media, ha presieduto l’entità Sovranità e Giustizia dedicata a promuovere l’indipendenza ed è entrato a far parte della direzione dell’associazione Anc, responsabile di massicce manifestazioni per la secessione in Catalogna. Nel 2012 è stato nominato responsabile del Born Centro Cultural, spazio architettonico di esaltazione nazionalista che esibisce le rovine della Barcellona del 1714 distrutta dalle truppe franco-spagnole della monarchia borbonica. Criticato dall’opposizione, Torra si è presentato oggi in parlamento con un tono più conciliante, per rivendicare – in castigliano – la costruzione di una “repubblica di tutti, di tutti i diritti, dove tutti godono della pienezza dei diritti” ed assicurare l’intenzione di governare per tutti, così come reclamano dalla Moncloa: “Non vogliamo una Catalogna uniforme, ma unita, nella diversità”, ha dichiarato. E a conferma delle proprie intenzioni è tornato a scusarsi per vecchi tweet definiti razzisti nei confronti degli spagnoli e “che possono avere offeso qualcuno”: “me ne pento, non succederà più”.