Caso Weinstein, la moglie Georgina rompe il silenzio: «Non sapevo, sono a pezzi» (video)

Ha rotto il silenzio Georgina Chapman, la moglie di Harvey Weinstein. Nei cinque mesi dall’esplosione dello scandalo sessuale che ha travolto il marito e la sua vita, Chapman non aveva mai rilasciato alcuna dichiarazione. Ora ha scelto Vogue per raccontare il suo stato d’animo e le sue scelte, compresa quella del silenzio.

«Ero umiliata e pensavo che non fosse rispettoso uscire. Ho pensato: chi sono io per farmi vedere in giro mentre accade tutto questo?», ha detto Chapman, nota anche per essere stilista e co-fondatrice della casa di moda Marchesa, che non fu risparmiata dallo scandalo: alcune attrici sostennero di aver subito pressioni anche per indossare gli abiti della 42enne moglie di Weinstein, spesso e volentieri visti sui red carpet e su quello degli Oscar in particolare.

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Nell’intervista alla “bibbia della moda”, però, Chapman si concentra sugli aspetti umani del sexgate che ha avuto conseguenze planetarie. «Non ho mai sospettato nulla. Sono stata chiaramente naif», ha detto Chapman, spiegando di aver avuto difficoltà all’inizio a rendersi conto del perimetro e della portata di ciò che stava accadendo. «La mia testa girava all’impazzata. Ed è stato difficile perché il primo articolo era relativo a un arco temporale molto precedente a quando noi ci siamo incontrati, quindi c’è stato un momento in cui non potevo prendere una decisione informata. Le storie poi si sono susseguite e ho capito che non si trattava di un incidente isolato», ha detto la donna, aggiungendo di aver perso all’epoca cinque chili in cinque giorni. Ma chiarendo che la sua priorità era tutelare i figli, India e Dash: «Sapevo che dovevo andare e portare i bambini via da tutto questo».

«Come saranno le loro vite? Cosa dirà loro la gente? Loro vogliono bene a loro padre», ha proseguito Chapman, parlando di ciò che maggiormente la tormenta oggi. «Ho momenti di rabbia. Ho momenti di confusione. Ho momenti di incredulità», ha poi aggiunto, chiarendo però che «non voglio essere vista come una vittima, perché non penso di esserlo. Sono una donna in una situazione orrenda, ma non unica»: