Br, dalla mitraglietta al microfono. Successo per il convegno della Fondazione AN

mercoledì 9 maggio 18:04 - DI Antonio Pannullo

https://www.youtube.com/watch?v=p4XZh6hrETA

Molto pubblico al convegno sulle Br organizzato dalla rivista Realtà nuova e dalla Fondazione Rivolta Ideale, patrocinata dalla Fondazione Alleanza nazionale. Dopo il breve saluto istituzionale del presidente della Fondazione Alleanza Nazionale senatore Giuseppe Valentino, Roberto Rosseti, giornalista ma soprattutto protagonista e attivista del Msi di quegli anni, ha ricordato in maniera molto precisa l’atmosfera di quegli anni, a Roma e in tutta Italia, quando la vita di un attivista non contava nulla e quando uccidere un fascista non era reato. Rosseti ha ricordato che ancora oggi si continua a fare disinformazione, persino ieri sulla Rai Luca Zingaretti ha tentato di addossare la colpa ai soliti: i fascisti. I depistaggi, insomma, non sono finito negli anni Settanta, ma continuano ancora oggi. Il senatore Maurizio Gasparri, che in quegli anni fu anche segretario del Fronte della Gioventù e dirigente del Msi, ha ricordato quel periodo di sangue, ricordando in particolare i vari depistaggi che soprattutto la stampa effettuò in quegli anni e evidenziando la faciloneria e l’approssimazione con cui le istituzioni trattavano il tema del terrorismo rosso, citando anche numerosi episodi. L’Unità, ma anche altri giornali, continuavano a depistare, sostenendo che le Brigate Rosse erano in realtà nere, e ci sono voluti anni per appurare che le Brigate Rosse erano proprio rosse e che venivano da quel brodo di coltura di intolleranza di cui la sinistra è sempre stata maestra. Anche il moderatore Adalberto Baldoni, scrittore e giornalista, ha insistito su questo aspetto, proponendo poi la visura di un suggestivo filmato del giornalista Maurizio Piccirilli, presente all’incontro. Nel filmato sono ripercorse le fasi del sequestro e della fuga dei brigatisti per il quartiere e i successivi trasferimenti di Aldo Moro, fino al parcheggio della Standa di via Portuense dove Moro venne messo in un baule per poi essere portato nel famoso covo di via Montalcini. Il filmato si conclude con la drammatica telefonata del sedicente Niccolai delle Br circa il luogo di ritrovamento del cadavere in via Caetani, proprio al centro di Roma. Piccirilli, giornalista del Tempo, ha illustrato il suo documentario descrivendolo come un viaggio nella memoria, e sottolineando che in 40 anni Roma e quei luoghi sono cambiati profondamente. Piccirilli ha ricordato anche di essere l’autore di quella famosa foto che ritrae il cadavere di Aldo Moro nella Renault rossa in quella via Caetani che, ha ricordato ancora il giornalista, era totalmente diversa da oggi: tranquilla, poco trafficata, senza parcheggi. Il direttore del quotidiano Il Dubbio, Piero Sansonetti, ha ricordato che proprio in quei giorni iniziava a far eil giornalista parlamentare, e quel 16 marzo era proprio sull’autobus. E Sansonetti venne a sapere, davanti al parlamento, di quello che era successo, da un ragazzo, Massimo D’Alema che aveva accompagnato il padre alla Camera. Sansonetti ha ricordato alcuni Br lui li conosceva, perché erano nel Movimento studentesco, e quindi hanno la stessa origine politica. Sansonetti ha ricordato un inedito episodio di una rissa con Marchesini davanti l’università e poi le elezioni per i decreti delegati, quando i “fascisti” che venivano a votare venivano inseguiti e picchiati. Erano gli anni in cui autonomi e comunisti del Pci si fronteggiavano in piazza. Sansonetti ha anche rivelato che a quei tempi molto del Pci non credevano alle Brigate Rosse: “Non pensavamo che fossero un prodotto del ’68, non credevamo che quelle persone che noi conoscevamo girassero armate”. Sansonetti ha ricordato che la violenza in quegli anni era tanta e che il delitto in politica era considerato uno strumento quasi legittimo. Ma c’è dell’altro: l’intera intellettualità italiana era schierata col Pci, tranne una piccola parte che si rifaceva ai cattolici. È chiaro che tutto questo condizionò moltissimo la politica e la società italiane, tanto che il ’68 italiano durò più di dieci anni. Il dibattito si è sviluppato nel tentativo di capire l’oggi come conseguenza dello ieri, soprattutto considerando che ieri si viveva in un certo modo oggi inconcepibile. Il moderatore Baldoni ha ringraziato Sansonetti, chiarendo però che nessuno vuole impedire a chiunque di parlare, ma almeno che ci fosse una specie di contraddittorio in cui qualcuno potesse replicare agli ex terroristi quando parlano. Baldoni ha poi confermato che l’intellettualità non solo era di sinistra ma ancora oggi invade praticamente tutti i settori della società italiana. Baldoni ha brevemente ricordato la storia delle Brigate Rosse, evidenziando che molti dirigenti del Pci sapevano benissimo quello che stava accadendo alla loro sinistra. Da parte sua il senatore Domenico Gramazio ha ricordato a Sansonetti che nessuno vuole impedire a qualcun altro di parlare, poiché tra l’altro il Msi viene da una storia in cui gli si è sempre impedito di parlare, e che è importante capire cosa accadde veramente in quegli anni e aprire su questo un confronto politico. Il generale dei carabinieri Antonio Cornacchia ha ricordato che tutti gli avvenimenti di cui si sta parlando, li ha vissuti in prima persona. “Ci furono certo dei tentativi di depistaggio, ma ricordo perfettamente il mio intervento fatto in via Caetani. La strada era deserta, c’era solo qualche pedone. La centrale ci chiamò, io ero Airone 1, e ci disse di portarci in via Caetani perché c’era un’auto sospetta. Trovo questa macchina, nessun oggetto nell’abitacolo e dietro un plaid che copriva qualcosa di voluminoso. Mi dissero di non toccarla perché stavano arrivando gli artificieri. Riuscimmo comunque a stabilire quando la macchina fu parcheggiata: alle 8 precise del mattino. A un certo punto gli artificieri non arrivavano, e io decisi di aprire il portabagagli con un piede di porco. Il primo ad arrivare fu Franco Alfano, giornalista del Secolo d’Italia, che era stato allertato. Aprii il portabagagli, sollevai il plaid e vidi Moro. Tra l’altro lo conoscevo perché ci eravamo incontrati diverse volte per via dei tentati furti al suo studio di via Savoia. L’autopsia poi disse che Aldo Moro era stato crivellato con 12 colpi”. Il generale ha ricostruito minuto per minuto la vicenda, ricordando che primo politico ad arrivare fu Pajetta insieme con la Mafai,il quale non volle vedere il cadavere di Moro. Poi arrivò Cossiga, che si fece il segno della croce e disse: “Cornacchia, qui abbiamo fallito”, e poi più nulla. Domenico Gramazio ha ringraziato tutti, soprattutto per lo spessore dei loro interventi. Un convegno lungo, intenso, dal quale sono emerse novità inedite, per le quali dobbiamo ringraziare gli organizzatori e la Fondazione che lo ha patrocinato, soprattuto perché è stata l’unica iniziativa di tale spessore in molti anni.

Commenti

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  • gianarte48@gmail.com 10 maggio 2018

    Io l’ho vissuto il 68 con tutte le sue contraddizioni,è stato quello il momento in cui la sinistra comunista ha gettato il seme che ha portato ad un sovvertimento sociale e politico in Italia durato fino ad oggi ,cambiando i valori che erano le fondamenta della nostra civiltà di cui la famiglia era una delle indiscusse priorità insieme alla vera istruzione e all’educazione sociale,oggi i tanto decantati anticapitalisti sono diventati servi di un capitalismo globalizzato,vedi Soros e compagnia cantante,incarnati da personaggi così stupidi mandati allo sbaraglio come la Boldrini,Gentiloni etc.etc.che ancora scambiano i poveri infoibati per fascisti o solo per tali,riempendosi la bocca con la parola profughi non sapendo minimamente il suo vero significato,paragonando addirittura i nostri migranti a tutta la feccia arrivata nel nostro paese e ignorando completamente cosa era il fascismo parlandone a sproposito ad ogni pie’sospinto.Se non cambieremo strada sarà la fine non solo dell’Italia ma anche dell’Europa come le conosciamo.Anche noi abbiamo avuto la nostra Cassandra che aveva previsto tutto,ricordatevi della Fallaci.

  • baronegianfranco@virgilio.it 10 maggio 2018

    Da una parte giustamente e con onestà si commemorano le vittime e si condannano gli assassini, dall’altra parte si portano in televisione gli assassini incredibilmente in libertà e si da’ loro libertà di espressione senza contraddittorio. Povera Italietta!

  • chissenefrega@gmail.com 10 maggio 2018

    evviva gli organizzatori del convegno

  • 10 maggio 2018

    Purtroppo sono passati tanti anni,ma nella ideologia e nei comportamenti dei comunisti nulla è cambiato.Sono cambiati i suonatori ma la musica è sempre la stessa.