Bologna, la Mambro testimone al processo: «Condannata per ciò che non ho fatto»

«A Bologna, non dovrei esserci né come teste né come condannata per una strage che non ho commesso». È quanto ha detto Francesca Mambro testimoniando al processo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 a carico di Gilberto Cavallini, mentre rispondeva alle domande del pm Antonello Gustapane. «Non ho mai perso l’umanità, anche quando ho fatto cose malvagie, ma non ho fatto nulla di cui dovermi vergognare qui a Bologna». Mambro ha anche detto che «dopo Acca Larentia, nell’ambiente si cominciò a riflettere che noi di destra eravamo carne da macello» rispondendo alle domande del pm sul perché fece la prima rapina a Roma, nel 1979, all’armeria di via IV Novembre. Mambro ha ricordato l’episodio di via Acca Larentia, un anno prima della rapina, in cui, in un agguato davanti alla sede dell’Msi, furono uccisi due giovani attivisti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. «Noi dovevamo armarci per difenderci», ha spiegato Mambro.