Assalto all’ambulanza e “Napoli come Raqqa”? In realtà era solo un incidente

Un paletto di ferro che sfonda il vetro laterale di un’ambulanza che sta trasportando un paziente in gravi condizioni. Un’aggressione ingiustificabile che ha fatto dire al presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli Silvestro Scotti che «per i medici, e per chi lavora per la salute dei cittadini, Napoli è come Raqqa». Ma dalle indagini è emerso che la mattina del 12 maggio scorso in largo Antignano, nel quartiere Vomero a Napoli, sarebbe stato nient’altro che un incidente stradale, per fortuna senza gravi conseguenze per chi era a bordo: l’ambulanza avrebbe infatti urtato contro un gazebo e il palo sarebbe schizzato contro il mezzo in maniera del tutto casuale.

Il sindaco di Napoli chiede le scuse

Alla luce della svolta nelle indagini, riportata oggi da Repubblica, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che aveva già criticato il paragone proposto da Scotti, oggi chiede «le scuse di chi ha pronunciato una frase infelice», il paragone con Raqqa che fu immediatamente ripreso da tutte le principali testate nazionali. Secondo de Magistris «affermare che Napoli sia come Raqqa è un’offesa inqualificabile per Napoli oltre che una mancanza di rispetto per una città che è stata distrutta da una guerra, dal terrorismo e dall’Isis e che conta decine di migliaia di morti».

La denuncia era arrivata dall’Ordine dei medici

«Dispiace – prosegue il sindaco – che, approfittando di un episodio che sembrava andare in una direzione, qualcuno abbia pensato di utilizzarlo strumentalmente contro la città.  chi ricopre incarichi di responsabilità ricordo che una frase come quella è andata nei titoli di apertura dei principali telegiornali nazionali del nostro Paese. Così si fa un danno e, quando i danni sono gravi, vanno risarciti».  A chi gli chiede se il Comune intende querelare l’autore della frase, de Magistris risponde che «mi aspetto le scuse e sono sicuro che arriveranno. Sarebbe un gesto di onestà intellettuale. Un errore può capitare e ora, dopo l’accertamento della verità, chieda scusa non a me ma alla città», conclude il primo cittadino partenopeo.