Alcuni spunti di riflessione sulla flat tax, tra vantaggi e svantaggi

Riceviamo da Enea Franza e volentieri pubblichiamo

Caro direttore,

la cronaca politica di queste ore ha riportato all’attenzione il tema della flat tax. In definitiva, si tratta di un sistema impositivo basato su una aliquota fissa, che nelle proposte dei partiti proponenti è accompagnato da una serie di deduzioni fiscali, per cui l’aliquota media effettiva complessiva è, a posteriori, crescente. Il sistema tributario vigente in Italia si ispira a criteri di forte progressività. La guida aliquote Irpef 2018 per la tassazione sui redditi 2017, pubblicata dal Ministero dell’Economia e Finanze, e molto consultata in questi giorni prevede ben cinque scaglioni dal 23% al 43% e, tante pagine che riportano le modalità operative per riconoscere delle agevolazioni fiscali.

Le difficoltà interpretative non sono poche e il risultato è un enorme contenzioso tra il fisco e il cittadino. La flat tax, invece, ha l’indubbia caratteristica di essere semplice e questo servirebbe moltissimo per migliorare il rapporto tra il cittadino e lo Stato. Di fatto, dunque, almeno sotto questo profilo e a parte i tanti dubbi che solleva, non può non considerarsi il beneficio che con la flat taxsi avrebbe per il cittadino-contribuente.

Altra questione, tuttavia, è l’impatto della flat tax sui conti pubblici. Stando ai calcoli più prudenti la proposta della Lega Nord (aliquota al 20%) produrrebbe un gettito di 94 miliardi annui, circa 58 miliardi in meno rispetto alle attuali entrate Irpef, mentre la proposta di Forza Italia (aliquota al 23%), quindi più alta, ma estesa anche alle imprese, costerebbe probabilmente un po’ di meno, ma certamente non poco. Oggi compaiono sui giornali tante ipotesi. Ma per i costi non ci sono proiezioni certe. A mio parere, tuttavia, la sostenibilità di un tale cambio di regime va esattamente bilanciata con attenente previsioni sul recupero di evasione che dovrebbe esattamente compensare la perdita di gettito. Pertanto, l’aliquota ben difficilmente potrebbe scendere molto al di sotto del 35% (ovvero, quella media vigente) e quindi molto sopra le previsioni dei partiti o le ipotesi che circolano.

Ci si potrebbe chiedere se il passaggio possa provocare una aperta violazione dei principi costituzionali. Il criterio della progressività del sistema tributario è sancito dall’art. 53, co.2, della Costituzione. Esso, tuttavia, a nostro parere, deve essere inteso come una particolare accezione del criterio di eguaglianza sostanziale, di cui all’art. 3, co.2, della Costituzione, in quanto contribuisce a eliminare, all’interno della comunità statale, tutti gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Pertanto, dovendosi valutare nel complesso ben possono essere considerati al di fuori del sistema di contribuzione annuale che, in definitiva, realizzino quella parità sostanziale di cui parla la Costituzione italiana. Penso, ad esempio a rimesse dirette a favore di chi si trovi in stato di bisogno o difficoltà. Tuttavia, il sistema proposto dal centro destra in definitiva è (come dicevamo) con aliquota progressiva.

In estrema sintesi, i vantaggi ottenibili dalla flat tax possono essere molti, oltre alla semplificazione del sistema fiscale. Ad esempio, il beneficio più significativo è quello di reintrodurre un livello più alto di equità nel trattamento di redditi appartenenti a categorie diverse. A titolo di esempio si ricordata che, infatti, nel nostro sistema attuale, i redditi da lavoro sono tassati con aliquote progressive mentre i redditi di capitale vengono tassati con aliquota proporzionale. Di fatto dunque i redditi da lavoro sono più colpiti da una tassazione maggiore di quelli di capitale. E cosi può essere, per i redditi derivanti dalla locazione di immobili urbani. Con la “flat tax” queste differenze dovrebbero scomparire garantendo una totale equiparazione nella tassazione delle varie categorie di reddito. Inoltre, è da considerare (e ci si auspica) che la riduzione delle aliquote marginali porterebbe all’emersione di redditi oggi non tassati con aliquote progressive (redditi detenuti all’estero, o provenienti dall’economia sommersa).

Lo svantaggio più significativo del passaggio alla flat taxè che il sistema attuale garantisce la “personalità” dell’imposta, ovvero, consente di tenere conto delle caratteristiche personali dei contribuenti soggetti ad imposizione, attraverso particolari deduzioni e detrazioni d’imposta, potendosi avere i detrazioni per carichi di famiglia, per le spese mediche, per le spese scolastiche dei figli, o di quelle legate alle ristrutturazioni edilizie.

La cosa, a ben vedere, è un’utile strumento anche per le politiche governative di agevolazione per vari comparti economici, la cui esistenza finisce per costituire una sorta di stimolo verso l’acquisto di alcuni beni o servizi (si pensi all’agevolazione sulle ristrutturazioni sulla casa per il settore edile o il “bonus mobili” per il settore dell’artigianato).