Mattarella prova a mettersi di traverso: evoca Einaudi. E stecca…

sabato 12 maggio 18:19 - DI Mario Aldo Stilton

Ed eccolo qui il Mattarella interventista. Eccolo scomodare Luigi Einaudi per dire a suocera affinchè nuora intenda. Lo fa, evidentemente, per giustificare un suo prossimo, possibile intervento sulle scelte di governo che gli verranno sottoposte. Un intervento che non può non giudicarsi sospetto. E mirato. Col quale il Colle parla a Lega e Cinquestelle. Altro che moral suasion: o così o pomì dice Mattarella a Salvini e a Di Maio. O si fa come dico io o vi metto i bastoni tra le ruote.  “Luigi Einaudi -ha ricordato con una certa enfasi Mattarella- si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario. Fu il caso illuminante del potere di nomina del presidente del Consiglio dei ministri, dopo le elezioni del 1953. Nomina per la quale non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Democrazia Cristiana. Fu un passaggio –ha aggiunto Mattarella– di un esecutivo di pochi mesi, guidato dall’ex ministro del Tesoro, Giuseppe Pella, e che portò al chiarimento politico con la formazione di una maggioranza tripartita che governò, con Mario Scelba, sino alla scadenza del settennato dello stesso Einaudi“. Ebbene, ci permettiamo di notare che il precedente citato dal Presidente della Repubblica può riferirsi solo a quel preciso contesto politico. Quelle elezioni del 1953 segnarono la sconfitta della Democrazia Cristiana di De Gasperi che pure aveva costretto gli italiani a votare con la famosa “legge truffa“. De Gasperi provò a resistere con un monocolore Dc, ma fu sfiduciato. Così Einaudi chiamò Pella che durò 6 mesi. Poi fu la volta di Fanfani, ma solo per 20 giorni e quindi Scelba che rimase in carica non per la legislatura, ma fino all’elezione, nel 1955, del nuovo presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Comunque la si pensi, non un bel ricordo di efficienza politica. Ecco perchè ora, sessantacinque anni dopo e con una realtà del tutto diversa, il paragone stona. E meraviglia. Perchè Sergio Mattarella è politico navigato. E sa bene che è meglio mettere alla prova chi vince piuttosto che impedirne il diritto-dovere di governare. Soprattutto quando la maggioranza esiste: politica e numerica. Dopodichè, tutto può essere e niente ci meraviglia. Notiamo solo che si diventa impopolari in breve nell’era dei social. E che sono già tanti i politici-meteora. Perciò siamo certi che Mattarella non avrà alcuna voglia di aggiornare la lista.

 

Commenti

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  • avv.ballicu@katamail.com 13 maggio 2018

    purtroppo la costituzione assegna al presidente il diritto-potere di nominare il primo ministro, tuttavia se fa il furbo la lega può sempre votare contro e chiedere elezioni ove se ci alleiamo con tutti i gruppi di estrema destra vinciamo sicuri

  • marcelloparsi@alice.it 13 maggio 2018

    Sermo latinus docet: nomen omen…

  • Cesare Pieraccini 13 maggio 2018

    Giusto commento, anche se a leggere alcuni titoli di giornali, mi sembra di essere in una repubblica presidenziale, e ricordiamoci che il grande Almirante fu per molto per una repubblica presidenziale, ma allora i democratici avevano paura di una dittatura, cosa che mi fa pensare ad oggi.