Zuckerberg alla Camera svela: venduti e utilizzati anche i miei dati personali

mercoledì 11 aprile 19:59 - DI Paolo Lami

Chiamato in audizione davanti ai parlamentari Usa della Committee on Energy and Commerce, la Commissione Energia e Commercio della Camera dei Rappresentanti di Washington dopo le cinque ore di fila di domande al Senato per giustificarsi e spiegare cosa è davvero accaduto nello scandalo Facebook-Cambridge Analytica, Mark Zuckerberg è stato costretto ad ammettere che la vicenda è talmente fuori controllo che anche i dati dello stesso fondatore del Social più popolare sono stati trattati in maniera impropria e, addirittura, venduti come fossero quelli dell’ultimo degli utenti.
Ma il Ceo di Facebook non lo ha detto subito. E’ stato nel corso dell’incalzare delle domande poste dai parlamentari che la faccenda è venuta a galla. «Anche i suoi dati personali sono compresi tra quelli venduti a terze parti scorrette?», ha chiesto la deputata Anna Eshoo. “Sì”, ha ammesso Zuckerberg, chiamato a riferire ai membri del Congresso dopo che è esploso l’imbarazzante trattamento improprio dei dati personali relativo a 87 milioni di utenti.

«Ha intenzione di cambiare il suo modello di business nell’interesse di proteggere la privacy individuale?», domanda per ben due volte la deputata. «Non sono sicuro di cosa significhi», dice Zuckerberg.

Il congressman Eliot Engel chiede se Facebook abbia intenzione di avviare azioni legali contro i soggetti coinvolti nella gestione dei dati: «Stiamo valutando. Abbiamo già intrapreso azioni escludendo» la società Cambridge Analytica «dalla piattaforma. Dobbiamo capire se ci sia qualcosa che non va alla Cambridge University e che richiede un’azione forte da parte nostra. Se un ricercatore vende i dati – aggiunge Zuckerberg – la gente ha motivo di arrabbiarsi».

Il numero 1 di Facebook respinge la versione del democratico Michael Doyle, secondo cui la compagnia avrebbe «chiuso un occhio» davanti ad una situazione complessa: «Non sono d’accordo -dice Zuckerberg – Credo che, andando avanti, dobbiamo assumere una posizione più proattiva in relazione alla regolamentazione di ciò che fanno gli sviluppatori».

«Non abbiamo permesso alla campagna di Obama di fare qualcosa che qualsiasi altro sviluppatore non fosse in grado di fare sulla nostra piattaforma. Non c’è stato nessun trattamento speciale», dice Zuckerberg replicando al repubblicano Steve Scalise, che riferisce dichiarazioni attribuite in passato ad un membro del “Digital team” di Barack Obama.
Alla democratica Doris Matsui, Zuckerberg ribadisce che «non vendiamo dati agli inserzionisti. Gli inserzionisti non hanno accesso ai suoi dati, c’è un malinteso di fondo in relazione al funzionamento del sistema».

«Agli americani non piace essere spiati, voi state raccogliendo informazioni anche su persone che nemmeno hanno un account Facebook: sì o no?», lo incalza la democratica Kathy Castor pressando Zuckerberg, che fatica ad elaborare una risposta alla domanda diretta. «Non credo che quello sia ciò che tracciamo… La gente sceglie di condividere dati, questo è il modo primario in cui Facebook funziona», dice, salvato “in corner” dal cronometro che pone fine all’intervento della deputata.
«Se lei cancella il suo account, in maniera effettiva i contenuti vengono smantellati», dice Zuckerberg rivolgendosi, invece, a Brett Guthrie, repubblicano del Kentucky.

Ma un’altra spinosa questione si presenta poco dopo. Quando Zuckerberg ammette: «in generale, raccogliamo informazioni su persone non iscritte a Facebook per motivi di sicurezza», rispondendo ad una domanda del deputato Ben Lujan, rappresentante del New Mexico.
Il congressman si infervora davanti alle spiegazioni fornite dall’interlocutore: «Mi sorprende che non se ne sia parlato molto oggi. Lei dice che ognuno controlla i propri dati. Ma voi raccogliete dati su persone che non sono iscritte e che non hanno firmato nessun accordo sulla privacy. Dobbiamo sistemare tutto questo».

Zuckerberg si è presentato in aula sia al Senato che alla Camera dopo intense sessioni di “allenamento”: si è preparato con uno staff ad hoc per affrontare il duplice appuntamento nel modo migliore. Sembra aver superato l’esame. Ma il vero verdetto arriverà dai Social.

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