Trump si prepara a mandare a casa il viceministro della Giustizia che non lo ha difeso

Il presidente americano Donald Trump sta valutando il possibile licenziamento del viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein. Lo rende noto la Cnn, che cita come fonte diverse persone a conoscenza della vicenda. Quella di rimuovere dal suo incarico Rosenstein sarebbe una delle diverse opzioni (tra le altre anche la possibilità di licenziare lo stesso procuratore generale Jeff Sessions) che Trump starebbe valutando all’indomani della decisione dell’ Fbi  i perquisire gli uffici del legale personale e confidente di lunga data di Trump, Michael Cohen.

Trump potrebbe licenziare il viceministro della Giustizia

Il presidente Usa nutre da tempo risentimento nei confronti del vertici del Dipartimento alla Giustizia che non hanno fatto abbastanza per proteggerlo dall’inchiesta di Robert Mueller. Ma secondo due fonti citate dalla Cnn la perquisizione potrebbe aver rappresentato un punto critico, tale da spingere il presidente ad adottare una posizione più aggressiva contro Mueller. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione, la Casa Bianca avrebbe analizzato diverse opzioni con esponenti chiave dei Repubblicani nel Congresso, nel desiderio di evitare di “prenderli alla sprovvista”. Una persona a conoscenza del contenuto di queste conversazioni citata dalla Cnn ha riferito che un alto esponente rpubblicano del congresso ha consigliato alla Casa Bianca di non licenziare Rosenstein. Agli occhi di Trump, le annunciate mosse di Mueller avrebbero portato il procuratore a superare la “linea rossa” tracciata dal presidente nel corso di un’intervista rilasciata al New York Times lo scorso anno. Nelle ore successive alla prima reazione furiosa di Trump a dicembre, legali e consiglieri del presidente si affrettarono a cercare più informazioni sulle annunciate mosse di Mueller, dal cui ufficio arrivò una smentita riguardo alle notizie, definite non accurate, che fece desistere Trump dai suoi propositi bellicosi. L’episodio di dicembre, mai rivelato pubblicamente, sottolinea il New York Times, assume nuova importanza alla luce del raid del Fbi negli uffici del legale personale di Trump  alla ricerca di qualcosa apparentemente non legato alla questione delle interferenze russe e quindi pericolosamente vicino alla cosiddetta ‘linea rossa’.