Toti: «Di Maio sbaglia a cercare un interlocutore, a noi la prima mossa»

«Il vertice di ieri ha ribadito cose importanti come l’unità, che non era scontata viste le “sirene” dei grillini rivolte al leader leghista. Il programma deve essere quello della campagna elettorale». Giovanni Toti, Forza Italia, presidente della Regione Liguria, ai microfoni di 6 su Radio 1 parla della riunione dei leader del centrodestra avvenuta ad Arcore e dei possibili sviluppi in merito alle consultazioni per la formazione di un nuovo governo. «La prudenza di Salvini è giusta e scontata – prosegue Toti parlando del leader della Lega – andare allo sbaraglio in Parlamento con i grillini che chiudono la porta, il Pd che chiude la porta, sarebbe un esercizio di stile piuttosto inutile. Semmai credo che rivendicare il premier per il centrodestra e cercare i voti non vorrei fosse interpretato come andare in Parlamento a cercare di comprare voti qua e là, bensì ritornare a trattare con i partiti per trovare i voti per fare ciò che serve agli italiani».

Toti: «La prima mossa spetta al centrodestra»

Sulla possibilità che il centrodestra raggiunga un accordo con il M5S, Toti precisa: «Mi auguro di sì perché è quello che hanno indicato gli elettori, si può far tutto ma la prima mossa sulla scacchiera tocca al centrodestra con il suo programma politico. Certo, gli elettori del Movimento 5 Stelle hanno avuto sempre una visione molto ostile contro Forza Italia, ma anche contro la Lega. Credo sia infantile da parte di Di Maio l’idea di scegliersi l’interlocutore all’interno della coalizione». Infine, sulle teorie che ipotizzano un’apertura di Berlusconi a un governo a guida M5S a patto che le aziende di proprietà del leader di Forza Italia vengano tutelate, Toti conclude: «Credo che Berlusconi non abbia mai ragionato su questo. Le aziende sono un patrimonio del Paese che nessuno potrebbe mettere in discussione. Penso sia una dietrologia piuttosto inutile. Berlusconi aprirebbe a un governo con i grillini solo nel caso in cui i programmi coincidessero e ci fosse un interesse reale per il Paese».