Sindaco nega il patrocino al gay pride di Novara: «È una pagliacciata»

venerdì 20 aprile 10:51 - DI Giorgia Castelli

Il sindaco leghista di Novara, Alessandro Canelli, nega il patrocinio al gay pride. Il Comune non affiancherà il proprio stemma alla manifestazione “Novara Pride” che è stato programmato per il prossimo 26 maggio perché, come ha spiegato lo stesso sindaco Canelli, il “Novara Pride” è «una manifestazione di tipo simbolico-folcloristico». «A nostro modo di vedere – ha argomentato il primo cittadino leghista – non può apportare il giusto contributo alla crescita e alla consapevolezza su problemi di questo tipo». Secondo Canelli l’evento potrebbe rivelarsi «addirittura controproducente rispetto alle finalità che si intendono raggiungere». Tanto che il sindaco lo definisce «un’inutile ostentazione». Convinto che «la pubblica amministrazione possa fare meglio alla causa contro le discriminazioni sessuali non patrocinando eventi come questo», il primo cittadino leghista conclude spiegando che, in città, «come me la pensano tanti omosessuali».

“No al Novara Pride”, l’ira della sinistra

Una decisione che ha scatenato il putiferio e provocato le ire della sinistra. La segreteria provinciale del Pd la definisce «una decisione anacronistica e discriminatoria» e bolla le parole di Canelli «quanto di più svilente e moralista ci si possa aspettare nel 2018». «Il sindaco – prosegue la nota dei Dem – alla prova dei fatti si dimostra essere prevedibile e scontato nel ruolo di moralizzatore». Daniele Viotti, copresidente dell’Intergruppo Lgbti al Parlamento europeo sottolinea: «Credo che questi Sindaci bigotti e omofobi abbiano fatto il loro tempo. Noi continueremo a sfilare, come sempre “colorati e baracconi”. Gli atti di questi sindaci, quello di Novara è l’ultimo di una serie, mi sembrano operazioni di chi non sapendo amministrare cerchi un po’ di pubblicità sulla nostra pelle». Ma il sindaco e la sua giunta vanno avanti.

Commenti

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  • gandinis@tin.it 20 aprile 2018

    Mi sembra regolare. I comuni devono dare il patrocinio ad eventi che uniscono e che rappresentano idee sulle quali tutti concordano (ricordare un inventore, ad esempio). Sull’omosessualità non la pensiamo tutti allo stesso modo: per molti l’omosessualità è una patologia, per altri l’omosessualità non va comunque ostentata. Un cosiddetto “gay pride” non rappresenterebbe queste persone, quindi è giusto che un sindaco non dia l’avallo al gay pride, perché appunto non è espressione di un “sentire comune”. Solo in occidente peraltro c’è questa moda pro-omosessuali imposta dalle élites, nel resto del mondo si continua a ragionare come sempre, non dobbiamo pensare che un degrado del genere sia ineluttabile. Non scoraggiamoci e contrastiamo un tale modo di pensare.