Primavalle, il “Corriere” ricorda i fratelli Mattei: «L’antifascismo li uccise due volte»

Uccisi due volte: la prima dagli assassini di Potere operaio Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo; la seconda dalla «campagna di disinformazione e depistaggio», condotta della sinistra estrema e appoggiata dagli «ambienti rispettabili dell’establishment antifascista». Il Corriere della Sera ricorda i fratelli Mattei in una pagina dedicata al rogo di Primavalle, «La strage dimenticata – 45 anni dopo». E parla, senza mezzi termini, delle responsabilità «morali e politiche» della sinistra antifascista, che fece di tutto per dare copertura agli autori del delitto, fino ad aiutarli a espatriare.

«Primavalle, il rogo e i depistaggi. Così la sinistra perse l’innocenza. I due figli del “fascista Mattei” uccisi una seconda volta dalla campagna di veleni», è il titolo del lungo articolo firmato da Pierluigi Battista, che della vicenda ha anche un ricordo personale molto forte, raccontato nel libro Mio padre era fascista: il missino Vittorio Battista, padre del giornalista, fu l’avvocato in Cassazione della famiglia Mattei. Pierluigi Battista ripercorre tutta l’atrocità di quel delitto: evoca i corpi carbonizzati di Virgilio e Stefano, uccisi a 22 e 10 anni; punta l’indice contro «i rampolli della borghesia di sinistra romana, che non avevano nemmeno idea di cosa fosse una casa di appena 40 metri quadri abitata da otto persone», come era casa Mattei; ricorda l’indicibile disumanità di «una sinistra che, come Dario Fo e Franca Rame, è stata talmente trascinata dall’odio ideologico contraffatto con le parole dell’antifascismo da considerare veniale la morte di un bambino e di un ragazzo» e da aiutare gli assassini a scappare all’estero; ricorda, soprattutto, la responsabilità morale e politica della sinistra nel “secondo assassinio” dei fratelli Mattei.

«L’Italia – scrive – non rimase sgomenta e interdetta per la fine così orribile di un bambino, il figlio di un fascista non meritevole di pietà e cordoglio sincero. Cominciò invece – ricorda ancora Battista – una campagna di disinformazione e depistaggio, partita dall’estrema sinistra, ma appoggiata dagli organi tradizionali della stampa e della televisione, per cancellare la vera matrice politica di quel misfatto». Fu così che «i titoli oltraggiosi e insensati», utilizzati per «colpevolizzare le vittime e scagionare politicamente e materialmente i responsabili del delitto», uccisero per la seconda volta Stefano e Virgilio Mattei. Anche qualcos’altro, però, per Battista se ne andò in quella orribile, infame opera di depistaggio, che trovò la massima sintesi nell’indecente libretto Primavalle – Incendio a porte chiuse: fu la presunta superiorità morale e politica della sinistra, e più ancora dell’antifascismo.

«Per questa velenosa campagna di disinformazione, di odio ideologico, di disprezzo per le vittime, di cinica indifferenza per la morte di un bambino bruciato vivo – sottolinea ancora Battista – nessuno ha mai chiesto veramente scusa. E in quella assurda campagna di autoinnocentizzazione insincera davvero una parte della sinistra ha perduto la sua innocenza morale e politica». «Sono passati quasi quarantacinque anni e quella vicenda terribile è quasi dimenticata, derubricata a uno dei tanti episodi i cieca violenza politica degli anni Settanta. Ma fu molto peggio. E a distanza di tanto tempo – conclude Battista – facciamo ancora fatica a rendercene conto».