Pd e M5S dall’odio all’amore. La farsa nasconde trappole e strategie precise

Intesa sì, intesa no, i democratici stanno lì a sfogliare la margherita. Intanto si fanno corteggiare dai nemici (fino a 24 ore fa) pentastellati e provano un sottile piacere. Pd e M5S insieme? Mai dire mai. Il mandato esplorativo a Roberto Fico ha ridato l’ossigeno all’esercito di Renzi che era allo sbando. E se la maggioranza che fa capo al Matteo fiorentino per il momento resta ferma sulla chiusura ai 5 Stelle, gli altri sono colti da improvvisa infatuazione. Tra i dem infatti c’è chi vorrebbe tentare la carta del dialogo come Dario Franceschini che, in un’intervista a Repubblica, sottolinea come non si possa dire solo no. Scettico sulla possibilità di una saldatura politica tra Pd e M5S è invece il capogruppo al Senato del Pd Andrea Marcucci, che, parlando a Radio Anch’io su Radio Raiuno, dice: «Non sono ottimista, non vedo le condizioni perché i programmi si possano allineare». L’accordo è «quasi impossibile» ma «le sorprese in politica sono sempre dietro l’angolo». Anche se tutti – dal M5S al Pd – parlano di punti programmatici, l’intesa dipende da tutt’altro, I vertici dei due partiti stanno cercando di capire se un eventuale “governo a due” possa danneggiare o meno in termini di voto. Il Pd ha tutto l’interesse a far fallire il M5S. Da parte sua, il M5S ha tutto l’interesse a svuotare il Pd e rubargli altri consensi. I due elettorati, però, sono in fibrillazione e cominciano a protestare, specialmente quello grillino che si sente “tradito”.

«La situazione è molto delicata, i numeri in Parlamento molto risicati. Il lavoro dei professori – spiega Marcucci, riferendosi al comitato del M5S incaricato di mettere in luce le convergenze programmatiche – evidenzia posizioni molto distanti. Quando ci sarà una proposta chiara, delle condizioni definite, a un certo punto un passaggio per la direzione andrà fatto», osserva il capogruppo nel caso di un eventuale accordo tra Pd e M5S. «Noi – continua Marcucci – siamo disponibili a un confronto. Non ho capito se la cosa riguarda solo il Pd o se riguarda Bonino, Nencini e Lorenzin. Perché il Pd si è candidato con una coalizione».
«Sono preoccupato per le distanze programmatiche. Per esempio il piano sugli investimenti del Paese: la Tap, la Tav… ma – assicura -andremo a ascoltare e ci faremo un’opinione. Mi domando se sia Fico il candidato a poter fare questo. Secondo me questo tentativo è più che altro istituzionale. È Fico il candidato a premier in grado di far fare dei passi indietro molto importanti e molto rilevanti su questioni su cui il M5S si è speso in questi ultimi anni? Vedremo. Io credo che sia difficile, quasi impossibile. Vorrebbe dire rinnegare gran parte del loro programma elettorale. E devono capire se a fronte di un’operazione del genere perderanno dei parlamentari. Se perdono 5 senatori – conclude Marcucci – la maggioranza non c’è più».