Lo certifica l’Istat: la sinistra salva le banche e gli italiani pagano

Pesano su debito e deficit i salvataggi bancari effettuati dal governo Gentiloni. Il 30 marzo scorso, infatti, l’Istat ne ha contabilizzato le operazioni all’interno del perimetro dei saldi della finanza pubblica rialzando le stime dei due parametri rispetto alla pubblicazione del 1° marzo. Sul fronte del disavanzo-pil, l’operazione Mps (ricapitalizzazione e ristoro dei junior bondholders, avvenute rispettivamente nel luglio e nel novembre del 2017) ha impattato per un valore totale di circa 1,6 miliardi, rivisto al rialzo rispetto al precedente 1,1 mld. In più vengono contabilizzati per la prima volta gli effetti delle liquidazioni di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca per un valore di circa 4,7 miliardi.

L’Istat rivede al rialzo le stime su deficit e debito

Complessivamente, le operazioni riguardanti le banche in difficoltà hanno gravato sull’indebitamento netto per circa 6,3 miliardi nel 2017, passando dai circa 33,1 miliardi a 39,6 miliardi. Tradotto in termini percentuali in rapporto a pil, si tratta di un rialzo del deficit al 2,3 per cento del pil, a fronte dell’1,9 per cento stimato in precedenza. Un dato più basso del disavanzo al 2,5 per cento registrato nel 2016, ma più alto del 2,1 indicato nelle ultime tabelle del governo con la Nota di aggiornamento. Una revisione al rialzo dunque, questa dell’Istat, che potrebbe ridurre il già stretto margine di manovra dell’Italia sui conti, proprio mentre le forze vincitrici delle elezioni, M5S e Lega, promettono costosi interventi come il reddito di cittadinanza e la flat tax.

Pesano i salvataggi sulle banche venete

Sul debito, invece, il salvataggio delle banche ha causato un aggravio complessivo di 11,2 miliardi (4,8 connessi con il trasferimento a Banca Intesa, effetto diretto, più 6,4 dalla riclassificazione delle passività delle liquidazioni delle due banche venete) portandolo a 2.263 miliardi, il 131,8 per cento del pil, contro il 131,5 per cento stimato il primo marzo. Dai dati Istat emerge anche un calo del prelievo fiscale nel 2017 al 42,5 per cento del pil, 0,2 punti in meno rispetto all’anno precedente, ma superiore al 42,4 per cento indicato nella pubblicazione del 1° marzo.