Navi, missili e sottomarini: tutte le armi di Trump in caso di attacco in Siria

Se sarà davvero guerra è presto per dirlo. Ma mentre esperti e analisti indicano cautela, dopo la tensione salita alle stelle tra Washington e Mosca tutto lascia pensare che un attacco contro la Siria di Bashar al Assad sia inevitabile. Una rappresaglia in risposta all’attacco chimico di sabato a Douma, simile a quella di un anno fa contro la base aerea siriana di Shayrat, nella provincia di Homs, non è da escludere. E se la Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente Trump “ha diverse opzioni a sua disposizione, molte delle quali rimangono sul tavolo”, la Russia ha avvertito che risponderà a un eventuale attacco americano. Ma quali sono le forze in campo in caso di un attacco su larga scala? Quali le armi a disposizione di Trump?

Missili e sottomarini

Già in posizione e pronti ad essere chiamati in azione ci sono già due cacciatorpediniere della Marina statunitense armati di missili da crociera Tomahawk. Se Trump decidesse davvero di ordinare un attacco militare contro obiettivi in Siria, tra le risorse a sua disposizione ci sono caccia, jet e sottomarini. Il presidente americano ha avvisato Mosca di avere missili “belli, nuovi e intelligenti”, pronti ad essere sganciati. Secondo il Wall Street Journal il cacciatorpediniere Donald Cook con missili guidati starebbe già navigando verso la costa della Siria. E l’amministrazione starebbe lavorando per ottenere un sostegno internazionale per un raid.

Ma oltre ai due cacciatorpediniere nelle vicinanze, è possibile che gli Stati Uniti dispongano di sottomarini non riconosciuti posizionati al largo della Siria. Secondo la Cnn sarebbero pronti a lanciare missili da crociera Tomahawk con guida satellitare, estremamente precisi. Forse lo stesso tipo di missili di cui parlava Trump nel suo tweet. “Non sottovalutiamo le capacità dei sottomarini con i Tomahawk nella regione siriana”, ha detto alla Cnn l’analista militare John Kirby. “Non è insolito che si trovino nel Mediterraneo: già in passato sono stati usati per colpire obiettivi nel Nord Africa”.

Jet e caccia

Nei cieli siriani oltre ai due Poseidon P-8 della Us Navy che secondo l’account Twitter ItaMilRadar sono decollati ieri dalla base di Sigonella, in Sicilia, è stato schierato anche il Boeing E-3 della Nato che ha svolto attività di pattugliamento nei pressi del confine tra Turchia e Siria.  Insieme a jet e navi gli Stati Uniti dispongono anche di caccia F-22 stazionati in Qatar che potrebbero essere usati per sfuggire ai sistemi di difesa aerea russi del regime siriano. Nel Pacifico, sulla portaerei Theodore Roosevelt, durante un’esercitazione di routine sono decollati e atterrati in pochi minuti degli FA-18. Secondo Adam Mount, direttore della Defense Posture Project presso la Federazione degli scienziati americani, sullo scacchiere siriano potrebbero muoversi anche i JASSM, dei missili da crociera aria-terra a bassa osservabilità in grado di trovare l’obiettivo tramite un visore a infrarossi. E poi i bombardieri B-1B e B-52 e i cacciabombardieri F-15E e F-16.

Oltre a mobilitare queste forze, gli Stati Uniti potrebbero trovare il sostegno di Francia e Regno Unito, con i Typhoon e i Rafale in campo. Secondo il Daily Telegraph la premier britannica Theresa May avrebbe dato l’ordine ai sottomarini britannici di spostarsi all’interno del raggio missilistico della Siria, pronti a colpire il regime di Assad già stanotte. Dal canto suo, la Francia avrebbe a disposizione jet da combattimento Rafale di stanza in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti, che potrebbero essere armati con missili da crociera Scalp Storm Shadow in grado di volare per oltre 155 miglia. Secondo quanto riferito dalla Cnn, ciò significa questi jet potrebbero colpire la Siria senza dover sorvolare il territorio ed evitare così le difese antiaeree russe. Contro il regime di Assad ci sarebbe infine la fregata francese Aquitaine, una nave da guerra equipaggiata con 16 missili da crociera e 16 missili terra-aria.