Mosca, la Duma mette a punto sanzioni commerciali contro gli Usa

I capogruppo e il leader della Duma russa Vyacheslav Volodin hanno presentato una proposta di legge che prevede misure di rappresaglia da parte russa nei confronti delle politiche anti-russe degli Stati Uniti: “La proposta legislativa è stata elaborata come misura occhio per occhio contro le sfide messe in atto dagli Stati Uniti e dai suoi rappresentanti politici nella forma di azioni non costruttive e ostili, e l’introduzione di sanzioni contro la Federazione russa in generale, i suoi cittadini, le sue entità legali”, ha dichiarato oggi Volodin. Il disegno di legge su “Misure per influenzare azioni ostili portate a termine dagli Stati Uniti ed altri stati stranieri” verrà discusso il 16 aprile nel corso di una sessione parlamentare speciale. Esso prevede l’introduzione di restrizioni sulle importazioni di prodotti agricoli, alcol e tabacco “provenienti dagli Stati Uniti o altri paesi che hanno sostenuto le misure che gli Stati Uniti hanno imposto al nostro Paese”, ha annunciato Ivan Melnikov, vicepresidente della Duma, citato dalla Tass. Ma la Ue non ci sente e si accanisce su Mosca: “Stiamo aumentando la pressione” su Mosca in relazione alla crisi siriana. “Il Consiglio di Sicurezza non è riuscito ad approvare risoluzioni a causa del veto della Russia, che protegge Assad. Non possiamo tollerare più questo, non può andare avanti così. Manteniamo la pressione politica sulla Russia e vogliamo aumentarla, perché la Russia ha bisogno di essere spinta a cambiare il suo comportamento. È una precondizione, altrimenti il conflitto siriano non potrà essere risolto”. Lo dice il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, al termine di un incontro con Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, a Bruxelles. “Per risolvere il conflitto in Siria abbiamo bisogno della Russia. Per questo abbiamo sempre detto che la finestra del dialogo con Mosca non deve essere mai chiusa. Tuttavia, quello che abbiamo visto negli ultimi mesi e settimane, Salisbury, Ucraina, Siria, attacchi informatici chiaramente connessi con la Russia e interferenze nelle elezioni democratiche in Occidente, tutto questo richiede una risposta chiara. La precondizione per questo è che la comunità degli Stati occidentali agisca di concerto. Lo abbiamo fatto anche nel caso Skripal: ora la questione è che cosa facciamo e come rispondiamo all’uso di armi chimiche in Siria”, conclude Maas.