Morta Winnie Mandela, l’anima nera di Nelson. Causò torture e uccisioni

L’attivista anti apartheid sudafricana Winnie Mandela è morta all’età di 81 anni. Winnie Mandela si è spentaall’ospedale Netcare Milpark di Johannesburg in seguito a una lunga malattia, ha annunciato la sua assistente personale, citata dalla Bbc. Winnie Madikizela Mandela era stata la prima moglie di Nelson Mandela. Winnie Madikizela Mandela “ha dedicato gran parte della sua vita adulta alla causa della gente e per questo era nota ovunque come madre della nazione”, ricorda la famiglia in un comunicato, ma la realtà fu ben diversa: non esitò a ricorrere a sistemi violenti nella lotta contro i suoi nemici, compresa la tortura e l’omicidio, in particolare il cosiddetto necklacing, ossia bruciare viva una persona con dei copertoni al collo. Winnie Mandela, che non ha mai abbandonato la township di Soweto, era stata una personalità controversa, osannata come eroina durante i 27 anni in cui il marito era in carcere e poi demonizzata per la sua spregiudicatezza. Aveva sposato Nelson Mandela nel 1958 e insieme avevano avuto due figlid Zindzi e Zenani. I due si erano separati nel 1992, due anni dopo l’uscita di prigione di Nelson e avevano divorziato nel 1996. Ma Winnie aveva mantenuto il suo cognome pur criticando l’ex marito per quelli che definiva compromessi. Nel 1991 era stata condannata a sei anni in primo grado per il rapimento e l’uccisione dell’attivista 14enne Stompie Seipei accusato di essere un informatore, una condanna ridotta in appello al pagamento di una sanzione. Nel 1995 Nelson Mandela l’aveva licenziata dal governo per le accuse di corruzione. La Commissione per la verità e la riconciliazione ha sancito la sua “responsabilità politica e morale per le gravi violazioni dei diritti umani” commessi durante gli anni della lotta anti apartheid. La sua reputazione fu danneggiata dalla retorica che mise in scena in discorsi come quello di Munsieville del 13 aprile 1986, nel corso del quale supportò la pratica del necklacing (bruciare vive le persone con copertoni e benzina) affermando che: “con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre collane libereremo questo Paese”. L’immagine di Winnie risultò definitivamente compromessa dopo le accuse mossele dalla sua guardia del corpo, Jerry Musivuzi Richardson, circa rapimenti e uccisioni.