Ma se la Corte di Palermo dice che la trattativa c’è stata, lo Stato dov’è?

E così, la trattativa Stato-mafia c’è stata. Il timbro ce l’ha messo la Corte d’Assise di Palermo. Con un primo grado di giudizio dove però manca ancora la controparte necessaria. E cioè: c’è la mafia, rappresentata al massimo livello dal cognato di Totò Riina, Leoluca Bagarella e ci sono i carabinieri del Ros (quelli che hanno catturato Riina!) individuati quali intermediari delle profferte dello Stato. Manca lo Stato. Manca cioè il volto (o, i volti) del vertice politico istituzionale della Repubblica italiana che diede quell’ordine. Vertice che avrebbe dato mandato, appunto, ai generali Mario Mori e Antonio Subranni e al colonnello Giuseppe De Donno, ora tutti condannati, di contattare i mafiosi e avviare una trattativa con Cosa nostra. Anche perché, l’allora ministro dell’Interno, il democristiano Nicola Mancino (in carica dal 28 giugno 1992 al 19 aprile 1994), unico politico nazionale del tempo alla sbarra, è stato assolto, mentre una dura condanna l’ha rimediata Marcello Dell’Utri che in quei periodi (della trattativa) era solo un dirigente di Fininvest. Così come, è bene ricordare, che in quegli anni Silvio Berlusconi era soltanto un ricco imprenditore impossibilitato, perciò, a dare ordini al di fuori delle sua aziende. Ecco, magari saremo dei sempliciotti, ma c’è qualcosa che non riusciamo a capire. Che non quadra. Da chi possono avere avuto quegli ordini i carabinieri del Ros condannati adesso a Palermo a 12 anni di galera? In linea gerarchica è piuttosto semplice da verificare: generale comandante dell’Arma, ministro della Difesa, presidente del Consiglio, presidente della Repubblica. Noi, che tendiamo sempre ad abbondare, aggiungiamo anche il ministro della Giustizia e quello degli Interni. È pacifico: nessun altro avrebbe mai potuto ordinare a quegli ufficiali dell’Arma di avviare la trattativa per la quale sono stati condannati. Epperò, e il dato è clamoroso seppur passato sotto totale silenzio, a fronte di questa verità incontrovertibile, non c’è traccia né faccia di nessuna delle istituzioni di allora. Molti dei quali sono morti, alcuni ancora in vita, tutti comunque noti. E se, quindi,  aggiungiamo l’assoluzione dell’ex ministro degli Interni, gli altri possibili o ipotizzabili o supposti responsabili semplicemente non esistono. Non-ci-so-no. Ne discende che, o la trattativa è stata architettata dai soli carabinieri in questione -e allora lo Stato non c’entra, anzi è vittima!- oppure il teorema è monco nella sua parte più importante. Perché né la Corte di Palermo né la pubblica accusa sono riusciti ad individuare chi fu a dare un ordine che avrebbe reso vani i sacrifici di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Non vi pare singolare?