L’ultimatum di Di Maio a Salvini: hai 24 ore per rompere con Berlusconi

Dopo il tira e molla degli ultimi giorni ora arriva l’ultimatum. Luigi Di Maio avrebbe dato 24 ore di tempo al leader del Carroccio per consumare lo strappo con Forza Italia, con una scadenza fissata dunque a domani.

Secondo “La Stampa”, che riporta un virgolettato attribuendolo al grillino, il capo pentastellato Luigi Di Maio avrebbe rivolto al leader della Lega questo ultimatum: “Salvini ha tempo fino a lunedì mattina”. Una dichiarazione al momento non smentita da nessuno degli interessati.

Ancora ieri Di Maio aveva continuato a pressare il numero uno della Lega: “Io credo fortemente nel fatto che con la Lega di Matteo Salvini si possa fare un buon lavoro per il Paese – aveva  detto -. Possiamo fare cose molto importanti”.

Prima di unire le forze con i 5 Stelle, però, Salvini, secondo Di Maio, dovrebbe lasciarsi alle spalle il Cavaliere. Un divorzio al quale il leader leghista non intende guardare.

A detta dell’entourage del capo grillino, sempre secondo La Stampa, “Salvini non ha capito che con il fallimento del mandato della Casellati il centrodestra è un capitolo chiuso e lui non avrà un incarico”.

Ieri Di Maio ieri aveva annunciato di aver incontrato il professor Giacinto della Cananea per trovare i punti di contatto tra le forze politiche. “Tra noi e la Lega e noi e il Pd” ha scandito il leader pentastellato. E il risultato, sottolinea il quotidiano di De Benedetti, “sarà un’arma in più in mano al leader del M5S per convincere il leghista che è il destino a legarli”.

Con l’ultimatum di 24 ore, quindi prima che Mattarella dia il mandato esplorativo a Roberto Fico, previsto per domani, Di Maio è convinto di riuscire a forzare la mano a Salvini.

Quanto al prossimo “esploratore, Roberto Fico, considerato da sempre uno dei grillini più estremisti, Di Maio sostiene, invece, che è una figura di garanzia e “imparziale”.

Nel tira e molla dei tatticismi che hanno contraddistinto fino ad ora le mosse di Di Maio, l’esponente grillino pretende, secondo La Stampa, “che Matteo non parli più a nome del centrodestra, ma della Lega”.

E se così non fosse Di Maio si dice quasi costretto a guardare al Pd “dove il M5S potrebbe sentirsi commissariato – è costretto ad ammettere perfino il quotidiano debenedettiano – e dove è tutt’altro che scontato che il leader grillino possa sedersi a Palazzo Chigi da presidente del Consiglio”.