L’ex renziana: «La gente ci odia, Renzi e Boschi hanno pensato solo a Banca Etruria»

Fanno ancora discutere le parole di Sara Biagiotti contro Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. L’ex sindaca di Sesto Fiorentino ed ex renziana di ferro ha deciso di togliersi molti sassolini dalle scarpe in una lunga intervista a Repubblica. La sua scalata all’interno del Pd è durata poco. Nel luglio 2015 con la “congiura di palazzo” dalemiana è stata sfiduciata in giunta. Poi il lungo silenzio fino allo sfogo due settimane fa, alla direzione democratica. «C’era un sogno che si è visto sparire. Il più grande partito del centrosinistra europeo che perde 6 milioni di voti non è una sconfitta: è una disfatta». E la colpa, ovviamente, è soprattutto di Renzi: «La rottamazione riassumeva un’esigenza che tutti sentivamo da anni: andare verso il rinnovamento significava più equità, giustizia, trasparenza, merito». E invece, un gruppo di potere al posto di un altro: «Potere significa potere di fare le cose, cambiarle. Non tenere il potere per sé». Non può mancare il riferimento ad Etruria: «In due mesi si è perso il 3 per cento dei consensi sulle banche. Il partito è stato identificato con l’establishment. Capisco che l’equazione sia stata Etruria uguale Boschi uguale Renzi. Però si doveva fare in modo che gli organismi che dovevano vigilare vigilassero senza entrare nel merito, non bisognava schierarsi. Rispondere alle accuse a livello personale, ma non schierare il partito e sovrapporlo a quella vicenda».

L’ex renziana: «Boschi e Bonafé? Mai più sentite»

La Biagiotti, a causa delle sue posizioni critiche, in questi ultimi mesi è sempre stata tenuta ai margini del Pd. «I rapporti di comunità si sono persi. Moltissime persone sono state lasciate sole». La Boschi e la Bonafè? «Mai più sentite». E tra loro non è successo nulla, «che è pure peggio». Ne esce un quadro avvilente: «Non puoi scegliere quelli che ti sono più fedeli. Devi circondarti di persone più brave di te. Se vuoi solo chi ti dice di sì hai un consenso illusorio, prima o poi ti si ritorce contro. I fedelissimi ti fanno perdere il contatto con la realtà, ti danno sempre ragione. Non si può considerare chi dissente come un nemico: lo spirito critico è indispensabile. Invece ho visto denigrazione sistematica del dissenso, cinismo». Risultato: «La gente ci odia. C’era la sensazione di poter fare quel passo in avanti che in tanti volevano fare. Il fatto di non essere riusciti è stato percepito come un tradimento».