L’Eni di nuovo nel mirino dei giudici. Gasparri: «È una realtà nazionale da difendere»

Già è duro, per le grandi aziende italiane, mantenere  le posizioni di mercato a livello internazionale, se poi ci si mette di mezzo anche la magistratura possiamo anche dire addio ai sogni di gloria.  Capita infatti che una nuova inchiesta per corruzione internazionale coinvolga l’Eni. Dopo quelle sui giacimenti in Nigeria (per la quale sono a processo l’attuale ad Claudio Descalzi e l’ex numero uno Paolo Scaroni) e sugli appalti Saipem in Algeria stavolta sotto la lente della Procura di Milano ci sono alcune concessioni petrolifere in Congo. Secondo il Corriere della Sera, che dà notizia della nuova indagine, gli inquirenti ritengono che il Cane a sei zampe , per ottenere il rinnovo dei diritti di sfruttamento, abbia accettato di coinvolgere nei lavori società congolesi indicate dal governo per almeno il 10% del valore dei contratti, stimati in 350 milioni.

A difesa del colosso energetico italiano scende in campo, tra i politici italiani, Maurizio  Gasparri. “L’Eni, pur essendo proiettata su prospettive planetarie, è un campione nazionale e dovremmo essere più attenti nella difesa delle realtà italiane di una certa rilevanza”. Il parlamentare di Fi lo afferma all’Adnkronos. In merito all’inchiesta -ricorda Gasparri-  l’Eni ha dichiarato la “propria totale estraneità” e “operando nel pieno rispetto delle leggi stabilite da Stati sovrani, e continuerà a fornire la propria collaborazione alla magistratura affinché possa essere fatta la massima chiarezza sulla vicenda”. La difesa delle realtà italiane “vale per l’energia, per l’editoria, la cultura, l’audiovisivo e anche per il credito. C’è la necessità che il mondo politico italiano reagisca agli attacchi ai vari settori produttivi del nostro paese e quello del campo energetico è un classico caso”.