La rivolta dei prof aggrediti: «Pene più severe per alunni e genitori violenti»

Maestri e prof aggrediti, ventiquattro violenze in questo scorcio di 2018. Non è più tollerabile e gli insegnanti si ribellano. Ha già raccolto oltre 50mila firme la petizione lanciata dal gruppo Fb “Professione insegnante” che chiede una legge “che istituisca e soprattutto rafforzi – si legge nel documento – la figura dell’insegnante quale pubblico ufficiale, che inasprisca le pene laddove ci sono episodi di violenza conclamati, che tuteli la libertà di insegnamento e restituisca agli insegnanti un ruolo di primo piano”.

I prof aggrediti: «Ora basta: prevenire e punire»

“Occorre una legge – spiegano i promotori – che comporti delle sanzioni che siano da esempio educativo per le generazioni future, serve una norma che tuteli il libero esercizio dell’insegnamento quale base per la crescita delle generazioni che verranno. Serve una legge atta a prevenire episodi che si aggiungono alla non facile situazione del comparto scuola maltrattato sul piano economico, giuridico e sociale”.

«Ci vuole la giusta punizione»

La petizione è rivolta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e sta raccogliendo adesioni a pioggia.
Una petizione politica, che sottolinea il peggioramento del ruolo del docente “stretto tra i dirigenti scolastici e le famiglie”.  52 mila firme in poche ore. Nel testo i docenti stigmatizzanoalcuni degli episodi registrati nelle ultime settimane: la professoressa con difficoltà motorie legata alla sedia ad Alessandria lo scorso 28 marzo; la maestra di Palermo colpita con un pugno dal genitore di un alunno (nonché bidello dello stesso istituto) infastidito dai rimproveri dell’insegnante per le troppe assenze del figlio. Il professore di Treviso, ancora, picchiato dai genitori di uno studente e punito dalla scuola, il vicepreside di Foggia aggredito, il professore di educazione fisica colpito ad Avola da una mamma, la professoressa d’Italiano accoltellata in classe a Santa Maria Vico, provincia di Caserta: il diciassettenne con il coltello in tasca, appena rientrato dalla settimana bianca, non aveva sopportato una nota.

“L’ anno scorso – racconta un docente sul gruppo Fb – sono stato aggredito da un alunno. Non ho pianto, non ho avuto paura, anzi ho reagito facendo rispettare le leggi e il senso civico, oltre la mia dignità professionale. Ho subito convocato il Consiglio straordinario chiedendo la sospensione di 15 giorni tramite la presentazione di una relazione in merito. Il Consiglio di classe ha verbalizzato ed accettato la mia richiesta con voto di maggioranza. Il Consiglio d’Istituto ha avvallato quanto richiesto. L’alunno è stato bocciato. In alcuni casi il buonismo e la pedagogia non pagano. Ho agito con polso duro.
Davanti a certi gesti la pedagogia non vince. Ci vuole la giusta punizione.Ora basta”.