Il Pd a Fico: se Di Maio chiude davvero con la Lega, siamo disponibili

Se la chiusura dei Cinquestelle alla Lega non è un bluff, il Pd è pronto a “collaborare” per avviare un percorso comune finalizzato al governo. Questo in sintesi il risultato delle consultazion tra Roberto Fico, incaricato da Mattarella a esplorare la via di un accordo fra centrosinistra e Cinquestelle, e la delegazione dem guidata da Maurizio Martina. La chiusura definitiva di Luigi Di Maio al forno leghista è per il Pd il punto di  novità  – ha detto il reggente del Nazareno nella sintesi all’uscita dal colloquio con il presidente della Camera – che anche i «gruppi dirigenti, la direzione del partito e il partito nel suo insieme sono chiamati a valutare».

Il Pd a Fico: ci siamo solo se Di Maio dice la verità

Senza nascondere «le diversità, le difficoltà, i puntidi divergenza che ci hanno mosso e ci muovono – ha aggiunto Martina – ci impegniamo ad approfondire questo possibile percorso di lavoro comune coinvolgendo in primo luogo i nostri gruppi dirigenti che dovranno valutare, analizzare e nel caso deliberare. Per metà partito fino a ieri solo pronunciare la parola “dialogo” con i Cinquestelle era un insulto, adesso sarà difficile far digerire l’ipotesi di una coabitazione a Palazzo Chigi, per questo il reggente del Pd insiste con la collegialità delle scelte e con i paletti invalicabili del programam elettorale. «Sul piano programmatico per noi è l’asse di riferimento ruota intorno ai contenuti del Pd e ai 100 punti proposti al Paese in queste settimane». Tre le sfide essenziali, all’insegna, neanche a dirlo, della coerenza. Al primo posto una nuova stagione europeista che sconfigga il «rischio nazionalista o sovransita» perché l’Italia «contribuisca alla scittura della nuova agedsa europea», poi la «centralità del rinnovamento della democrazia rappresentativa contro derive plebiscitarie e infine «la grande questione sociale con i temi del lavoro, dell’equità all’interno degli equilibri di finanza per garantire il futuro della nostra comunità nazionale e delle giovani generazioni». Tre punti ineludibili – ha concluso Martina – che abbiamo sottolineato in tutti i passaggi di questi cinquanta giorni. Le ultime battute sono a metà tra una giustificazione non richiesta e la facile morale: «Sono questi i ragionamenti che abbiamo avanzato al presidente Fico e attendiampo di capire gli sviluppi. E lo faremo con il massimo della disponibilità tenendo sempre fermo il nostro atteggiamento improntato alla chiarezza, alla coerenza e responsabilità».  Se l’Italia non ha ancora un governo, dopo tanti tira e molla, tatticismi e personalismi, «non lo si deve certo al Pd».