Il delirio delle femministe contro la Casellati: hanno da ridire pure sul cognome

venerdì 6 aprile 11:12 - DI Federica Argento

Strana categoria le femministe nostrane. Due pesi e due misure. Appena una donna non “affine” al credo progressista e radical-chic assurge a un ruolo di rilievo, buttano al macero le battaglie di genere, non cantano vittoria, dimenticano di essere femministe e acquisiscono i meccanismi del più becero maschilismo. Capita così che la neo-eletta presidente del Senato, prima donna a Palazzo Madama, Elisabetta Casellati, debba prendersi una carrellata di giudizi negativi. A guidare la cordata anti-Casellati, in barba alle battaglie di genere, è il settimanale l‘Espresso che ospita la rubrica della scrittrice Denise Pardo che propone questo titolo: “Tra bunga bunga e Sex and the City”.  Un titolo che è un manifesto programmatico. La Casellati è anzitutto rea di essere la «vestale legale del berlusconismo più conservatore e anti procure», «genere adorante il Cavaliere Capo»: le fustigatrici del costume altrui un tanto al chilo si chiedono – come al solito con le chiavi della verità in tasca – come si possa far accomodare sulle poltrone della nostra politica una signora che usa anche il cognome del marito. Una “colpa”, un uso retrivo, «come nel Pleistocene».

Riperticare nel commento il «bunga bunga», le olgettine e la nipote di Mubarak, dà la misura di quanto la solidarietà di genere non esista nel campo femminista. Nonostante questo risultato davvero storico (soprattutto se pensiamo che la prima presidente donna della Camera venne eletta nel 1979 – Nilde Iotti), nessuna femminista si è alzata e ha applaudito. Elisabetta Casellati  non viene giudicata per il suo profilo personale e politico bensì come la fedelissima di Berlusconi, e dunque immeritevole di qualsiasi considerazione che non sia quella che normalmente i media e certi commentatori riservano a chi è un alleato o un fedele del Cavaliere. Nel Pantheon della Pardo – leggiamo- va bene solo Cynthia Nixon: newyorkese, ultrà democratica, attrice eroina del telefilm Sex and the City, da tempo impegnata nella lotta per i diritti della comunità Lgbt, madre di due figli avuti da un primo marito e di un altro avuto da una prima (seconda) moglie. Lei sì, va bene, alla Pardo piace perché ha una «vita personale molto contemporanea». Altro che la Casellati, o Daniela Santanchè che ancora usa il cognome dell’ex, o Letizia Moratti che chissà perché si presenta come Moratti… Prendiamone atto, le battaglie della sinistra femminista si fermano all’anagrafe. Poche cose sono importanti, determinanti: il lessico dei sostantivi declinato al al femminile di boldriniana memoria, avere “una vita contemporanea”, cioè fare figli con altre donne, usare solo cognome di nascita, guardare e prendere esempio da telefilm pieni di sesso occasionale. Assurgere alla seconda carica dello Stato conta quasi zero.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • luciano.vignati@teletu.it 7 aprile 2018

    Se fossi la Casellato non mi preoccuperei molto delle cosi dette femministe in particolare della ridicola scrittrice Denise Pardo, tanto nel loro mondo (radical-schic, comuniste con il rolex e le collane d’oro come la madonna pellegrina) il vento cambia quando il vento gira con il pensiero dei loro compagni maschilisti. Vedi le ingiurie del governatore della Campania a Concita de Gregorio che ha osato criticarlo. Della De Gregorio non mi importa nulla perché la considero solo una gola profonda, ma nel suo caso è vero il detto “chi di spada ferisce, di spada perisce”

  • mariosmanca35@gmail.com 7 aprile 2018

    In Germania, dove ho lavorato per tre anni, tutte le mie colleghe sposate si facevano chiamare con il cognome da sposate. Una volta che per sbaglio chiamai una collega, che avevo conosciuta da bimba, col suo cognome da ragazza (Fräulein Schneider, anziché Frau Weber), mi corresse sia pure in modo educato, ma facendomi capire che per loro era un’offesa essere chiamate col nome da ragazza. Soltanto in caso di divorzio è opportuno (ma non obbligatorio) chiamarle col nome da ragazza. Paese che vai, usanze che trovi.
    Mario Salvatore Manca

  • caroli_alessandro@fastwebnet.it 7 aprile 2018

    Ad onor del vero, in tutto il mondo anglosassone le donne si presentano con il cognome del marito o addirittura dell’ex marito. E non solo lì: Merkel non è il cognome da nubile della premier tedesca. E ci sono molti altri esempi contemporanei. Quindi certi soggetti (meglio: soggette, così è al femminile: soggette alla loro idiozua) la smettano di dare aria alle corde vocali. Ascolteremo meno assurdità.

  • ben_bellantone@yahoo.com 6 aprile 2018

    Le bellissime creature nate femmine, madri dolci, esemplari ed indispensabili al bene ed all’educazione della famiglia si contrappongono i pochi, per fortuna, radical chic molto rumorose ma che altro non sono che la vergogna della nostra societa’ tutta. Essi sono il male peggiore del buon vivere civile che deturba ed inquina il nostro essere.

  • brandani43@gmail.com 6 aprile 2018

    Non esiste il femminismo, soprattutto a sinistra. Esiste il buon senso e la valorizzazione delle capacità personali senza alcuna distinzione di genere. A sinistra hanno smesso da un pezzo di ragionare con il cervello. Ragionano con la sola ideologia tra l’altro disvalorizzando i meriti tanto decantati e cercati per poi negarli.

  • gdetoffoli@yahoo.it 6 aprile 2018

    Osservatele, le femmine sinistronze nostrane! Se sei una Donna difficilmente sarai rintracciata fra le suffragette dei centri sociali ad inveire contro tutto e tutti che non siano le loro ombre, sempre con le labbra all’ingiù, tirate dalla rabbia anche se giornaliste tv, piene di brufoli, cosparse di rughe già a trent’anni, capelli ammazzettati, trascurati, con le borse di stracci a tracolla o le chanel di cocco tacco 16, sostenitrici inconsce dell’avverbio No! Sempre presente come collocazione automatica rispetto al mondo, cosparse di inutili collanine ciondoli e braccialetti di filo d’ottone dei loro compagni di strada allevatori di cani randagi. Come le possiamo pensare serene e felici…. se quelli ben lavati, boni e fighi, non se le ripassano nemmeno per sbaglio dopo una abbondante bevuta. Poverette comunque, perché a rovinarle è l’odio contro tutto e tutti ma, sopratutto TUTTE; se poi sono gran Donne o peggio, molto peggio Signore, che hanno studiato duramente e non per il sei politico, lavorato duramente ed avuto successo allora, hehe allora, si scatena il delirio da fiele e fegato gonfio essendo insostenibile accettare il fallimento totale dell’assurda logica: siamo tutti uguali (nulla di più falso) e se tu hai più di me te lo devo togliere perché non è giusto che l’abbia tu e io no! Ancora più doloroso se rappresenta, vincente, il tuo avversario politico. Nessuna paura se indossi un bel tailleur di pettinato d’angora protegge più di un gap.

  • gtosi@regione.sardegna.it 6 aprile 2018

    senza parole