Il capo della Polizia conferma: “Terroristi sui barconi dei migranti? È possibile”

Terroristi confusi coi migranti? L’ipotesi non si può più escludere. Lo ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, a margine della celebrazione, alla Terrazza del Pincio a Roma, del 166° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. «Diversi mesi fa eravamo certi che una struttura organizzata non avrebbe mai rischiato i propri uomini attraverso viaggi fortunosi, nel momento in cui questa struttura si dissolve, tutto questo può avvenire. Non c’è certezza in un senso o nell’altro, è un’eventualità che stiamo seguendo con attenzione, il livello di screening è alto e stiamo facendo tutto il possibile». Eppure fino a qualche anno fa, con il centrosinistra saldamente al governo del Paese, si diceva il contrario. 

Il pericolo da terroristi e lupi solitari

Per il capo della Polizia, «la cosa che preoccupa di più sotto il profilo della prevenzione del terrorismo sono i “lupi solitari”. Siamo andati vicino a situazioni nelle quali persone che state espulse erano nelle condizioni di poter colpire, ma ad oggi non abbiamo registrato alcun tipo di attività strutturata».

L’operazione

Le dichiarazioni di Gabrielli arrivano in concomitanza con l’operazione della Guardia di Finanza. L’associazione, capeggiata da pericolosi pregiudicati tunisini, operava prevalentemente mediante trasporti veloci, per i quali utilizzava gommoni carenati con potenti motori fuoribordo ed esperti scafisti, nel braccio di mare tra la provincia tunisina di Nabeul e quella di Trapani, consentendo agli immigrati clandestini di raggiungere, in poco meno di 4 ore di navigazione, le coste italiane – dicono gli inquirenti – Ogni viaggio, per il quale venivano imbarcate dalle 10 alle 15 persone, con costi pro-capite tra i 3000 e i 5000 euro a testa, prevedeva anche il trasporto di sigarette di contrabbando, destinate al mercato nero italiano ed in particolare a quello palermitano».

Taxi del mare per migranti (o per terroristi?)

Per la conduzione del lucroso traffico, che poteva fruttare complessivamente tra i 30.000 e i 70.000 euro a viaggio, era stata «predisposta una efficiente rete organizzativa, che contava sull’operato di elementi tunisini, italiani e marocchini, in posizione subordinata, che si occupavano di fornire ai clandestini un vero e proprio servizio “shuttle” dalle spiagge di sbarco sino alle basi logistiche dell’organizzazione, laddove una volta rifocillati e forniti di vestiario i migranti potevano liberamente raggiungere le destinazioni desiderate».