I furbetti dello sciopero: docenti e bidelli indicono lo stop a cavallo dei ponti…

Venghino signori, venghino: la fiera del ponte selvaggio – o la sagra della vacanza scolastica coi fiocchi che dir si voglia – è aperta. Con buona pace di genitori lavoratori, nonni precettati e baby sitter super gettonate. Sta per arrivare il ponte del primo maggio che, strategicamente associato a un mirato piano di scioperi del reparto scuola, rischia di allungare le vacanze degli alunni del Belpaese, appena rientrati dalla festivati pasquali, fino a 10 giorni. Una lunga pausa che potrebbe segnare lo stop alle lezioni da mercoledì 25 aprile fino a venerdì 4 maggio. E allora, debutta lo sciopero furbetto: quando l’utile del perché della protesta di docenti e bidelli si unisce al dilettevole del calendario, accavallandosi a ponti e feste

Lo sciopero di docenti e bidelli a cavallo del ponte

E così, con sommo guadio degli scolari e relative palpitazioni in aumento per i loro genitori, grazie allo sciopero dei docenti e del personale Ata indetto dall’Anief, il sindacato dei precari, e fissato in calendario per il 2 e il 3 maggio prossimi, quello all’orizzonte si profila come un provvidenziale stop con cui riprendersi, evidentemente, dalle vacanze pasquali, dall’interruzione – o rallentamento scolastico – intercorso con la pausa per settimana bianca, insomma, da un anno accademico a cui, alla fine dei conti, si dovranno togliere due mesetti di paciosa inattività. Ma tant’è: «Non possiamo più essere ostaggio della politica», ha sostenuto il presidente del sindacato e riportato un esaustivo servizio dedicato al tema da il Giornale online. «Anche perché – prosegue la dichiarazione sindacale – chi è docente e Ata non può più fare il missionario. È chiamato, certamente, ad educare al diritto, al dovere e al lavoro». Ponti a parte, ça va sans dire…

Tutte le ragioni (e i disagi) della protesta

Certo l’entità della recriminazione socio-sindacale non va assolutamente sminuita, soprattutto in considerazione dell’inefficienza che ha fin qui continuato a contraddistinguere in negativo l’operato di chi, specie negli ultimi egoverni di centrosinistra, ha avuto l’onere e l’onore di amministrare l’istruzione pubblica in Italia – la Fedeli in testa a tutti i titolari del dicastero di viale Trastevere –ma perché continuare a infierire sulle famiglie? Già perché, almeno a giudicare dalle strane coincidenze di date in calendario, sembra proprio che il sindacato ce la metta tutta per unire – come scrive anche il Giornale – l’utile al dilettevole, finendo per allestire le barricate sindacali e dichiarare la guerra dello sciopero, guarda caso, in concomitanza con ponti e festività di rito. Tutto in spregio alla considerazione che, ahinoi, proprio il mese di aprile è, su tutti, il mese dei compiti in classe e delle verifiche, delle interrogazioni riparatorie, delle verifiche invalsi e delle temute simulazioni degli esami di maturità. Ma tant’è: spazio, allora, alla «vertenza delle maestre senza laurea escluse dalle graduatorie da una sentenza del Consiglio di Stato» e alle proteste per quegli aumenti di appena 85 euro previsti dal nuovo contratto e non ancora accreditati sul conto dei docenti, accreditato slittato da marzo – forse – a maggio. Proteste sacrosante, insomma: ma perché infierire anche sulle famiglie?