Governo, Dibba e Berlusconi per Salvini “pari sono”: «Basta insulti»

Punture di spillo, ripicche e screzi reciproci: a seguire il barometro dei rapporti tra Salvini e Berlusconi c’è da andare ai matti. Dopo lo show del Cavaliere davanti alle telecamere schierate nel Salone della Vetrata del Quirinale per il secondo giro di consultazioni, il sereno tra i due stenta ad affermarsi. Anzi, nel centrodestra l’aria si fa sempre più frizzante, e si può scommettere che l’ultima di Salvini («sento troppi insulti, non capisco Di Battista e non capisco Berlusconi che si mettono sullo stesso piano, invece di dare finalmente un governo a questo paese, per cancellare la legge Fornero, ridurre le tasse e espellere i clandestini») non farà troppo piacere all’ex-premier. Condividere il podio dell’irresponsabilità con il più ultrà tra i grillini non è certo la massima aspirazione del Cavaliere, che proprio sulla necessità di assicurare un governo alla nazione ha puntato tutto le sue fiches di garante insostituibile della coalizione. La sortita di Salvini, invece, finisce per scaraventarlo nel girone degli sfasciacarrozze ex aequo con Di Battista. «Fino a che continueranno gli insulti del mio alleato Berlusconi e del signor Di Battista – ha infatti insistito il capo della Lega – non se ne esce». In pratica, un invito a tacere che fa a cazzotti con la libertà di ruolo e di movimento orgogliosamente rivendicata poche ore prima da Berlusconi in Molise («nessuno può dire a me e a Forza Italia quel che va fatto»). Vero è che da Arcore si era subito attivato per indicare in Luigi Di Maio – irremovibile nella richiesta del «passo di lato» – il destinatario ufficiale dello sfogo molisano, ma è altrettanto vero che non era difficile capire che erano indirizzate al leader leghista. Lo conferma lo screzio consumato a qualche ore di distanza sul drammatico dossier siriano con Salvini che non ricorre a giri di parole per definire «un errore» il raid missilistico franco-anglo-americano su Damasco, e Berlusconi che corre a perdere le distanze con un «meglio tacere» che sa tanto di paternalistica censura. In realtà, al punto in cui siamo, sembra che ogni parola e persino ogni appello finisca per innescare nuove micce. Basta ascoltare la diretta Facebook di Salvini per rendersene conto. Laddove testualmente dice: «Basta, non se ne esce, se ciascuno fa un passo a lato, si costruisce, si lavora». Berlusconi non è nominato, ma di sicuro al Cavaliere non sarà sfuggita la perfetta identità tra l’esortazione del leghista e la richiesta di Di Maio, il «passo di lato». E ora la sua guardia starà ancora più alta.