Governo, Di Maio vuole altro tempo: è proprio lui “il nuovo che annaspa”

Con i venti di guerra che spirano fortissimi a due passi da casa nostra, il “nuovo che annaspa”, al secolo Luigi Di Maio, si accinge a chiedere a Mattarella un terzo giro di valzer prima di portare al Quirinale una soluzione per il nuovo governo che non somigli troppo alle impuntature capricciose di queste settimane. In realtà, sia lui sia Matteo Salvini vorrebbero scavallare il mese di aprile e posticipare ogni decisione alle elezioni regionali del Molise, fissate per il prossimo 22, e del Friuli Venezia Giulia in programma la domenica successiva. Si sa, con Campobasso e Pordenone in ballo, è di tutta evidenza che l’escalation di minacce tra Usa e Russia come non accadeva dai tempi di Kennedy e Krusciov – e per di più nel Mediterraneo e non nel mar dei Caraibi – è pratica che può tranquillamente essere accantonata in attesa di tempi migliori. Tanto più che nel frattempo Di Maio non se ne sta certo con le mani in mano. Tutt’altro: appena ieri ha affidato ad un fantomatico comitato di analisi guidato da un accademico di chiara fama il compito di comparare i programmi elettorali per poi decidere chi, tra quello della Lega e del Pd, risulti più compatibile per la stipula dell’ormai famoso e fumoso “contratto di governo” vagheggiato dai grillini sulla falsariga di quello tedesco tra Cdu e Spd. Con la differenza che mentre Angela Merkel e Martin Schulz il loro accordo lo hanno inquadrato in una cornice tutta politica, la direzione impressa dal capo politico del M5S è tutta tecnica. Nel caso fallisse, non si sa mai, non sarebbe colpa sua, ma del notaio. E così, tra una telefonata a Salvini, un occhiolino a Franceschini e un veto a Berlusconi, Di Maio ci sta traghettando verso la Terza Repubblica. A passo di lumaca, però, più che da bersagliere. E si capisce: l’Italia è complicata assai. Meglio andarci piano e sperare sotto sotto che nel frattempo arrivi qualcuno a sfilarti dalle terga la poltrona che scotta. Che gran finale il coitus interruptus con il potere causa l’irrompere in scena del cattivone di turno mandato dai poteri forti. Degno dello «stavo per…» di Napalm 51, il leone da tastiera inventato da Maurizio Crozza sempre pronto a dare la colpa dei propri fallimenti alle lobby più fantasiose. Nel caso di Di Maio, quella degli inventori della dicitura “tempo scaduto” non guasterebbe affatto.