Giorgetti: «Di Maio vuole il tradimento all’italiana col Pd. Noi non ci stiamo»

mercoledì 4 aprile 10:19 - DI Gabriele Alberti

Quello di Di Maio «è un modo di partire un po’ sbagliato, quello di mettere condizioni. Perché io potrei mettere la condizione che parliamo con chiunque se Salvini fa il premier:  è un discorso legato alle poltrone rispetto al fatto di risolvere i problemi del Paese». A parlare è  Giancarlo Giorgetti, capogruppo della Lega alla Camera, nel corso di una lunga intervista dai microfoni di Radio Capital. A proposito della proposta di Luigi Di Maio in vista delle consultazioni, non si accettano diktat, nessun condizione.  «Noi, con responsabilità, sappiamo che abbiamo avuto un mandato dagli elettori. Prima di mettere veti vorremmo parlare con gli altri e capire cosa fare di positivo per il Paese partendo da programma di centrodestra», ha aggiunto Giorgetti, ricordando che «tra un mese, dopo il 29 aprile, tireremo tutti le somme, perché la democrazia è sovrana».

«Allo stallo non giova il fatto che ci sono le elezioni in Molise e Friuli, che sono comunque una sorta di controprova o prova del nove», ha aggiunto l’esponente della Lega. «Sui capisaldi del programma di centrodestra diremo che siamo disposti a discutere con chiunque, si può ragionare con il M5s sui punti di compatibilità, circostanza  che il presidente della Repubblica dovrà verificare. Altrimenti, si vedranno le altre opzioni e se no, elezioni». Per quanto riguarda il dialogo con le altre forze politiche, Giorgetti è chiaro:  «Nei confronti del Pd la pregiudiziale non la poniamo, ma constatiamo che il Pd è stato bocciato dagli elettori», ha aggiunto l’esponente della Lega. «Di Maio ci propone un programma alla tedesca ma con un tradimento all’italiana. Ma agli elettori che hanno votato Renzi e Berlusconi non si può chiedere un tradimento così plateale rispetto al mandato del popolo italiano», ha ribadito Giorgetti.

Il dato di partenza è uno e chiaro. «La coalizione che ha raccolto più voti è quella del centrodestra. Nel momento in cui Fdi, Forza Italia e Lega indicano Salvini come incaricato, di questo dovrebbe prendere atto il presidente della Repubblica. Se poi M5S e Pd dicono che il candidato è Di Maio, ne prendiamo atto, vuol dire che c’è una maggioranza in Parlamento». Altrettanto chiaro è che punti di incontro si trovano, se si vogliono trovare tra Lega e M5S: «Tra flat tax e reddito di cittadinanza bisogna trovare una forma di mediazione. Si può fare non tutto e subito nella forma originaria ma si possono sperimentare gradualmente». Quello che sarebbe inaccettabile è «una figura terza tra Di Maio e Salvini alla guida di un governo Lega-M5s: sarebbe la fine di un processo e non l’inizio», ha detto Giorgetti, che ha aggiunto: «La persona che guida il governo deve avere una legittimazione degli italiani, non può essere il solito tecnico o professore -ha aggiunto l’esponente della Lega-. Per carità, degnissime persone ma se andate a dire agli italiani che il presidente del Consiglio è Flick tutti si chiederebbero: chi è?».

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