Fatti a pezzi e trasformati in sapone dai partigiani di Tito: l’orrore nascosto

Non cessano di emergere nuove testimonianze di orrori nascosti e  a lungo taciuti avvenuti dopo l’ 8 settembre del 1943. Una nuova orribile verità sui crimini dei comunisti di Tito è stata raccontata al Giornale da un uomo che nel 1943 aveva poco più di vent’anni e faceva il servizio militare a Sussak, a pochi chilometri da Fiume. I partigiani di Tito portavano in una cartiera i «nemici del popolo» con un furgone della polizia italiana, che avevano sequestrato, per ridurli letteralmente a pezzi in barbare esecuzioni. Poi si disfacevano per sempre dei resti nel vicino saponificio, come i nazisti. La fonte ha voluto rimanere anonima.

Per la prima volta si viene a conoscenza  di questa atrocità grazie alla  testimonianza scritta anni fa e mai resa pubblica, che è in possesso del Giornale. «Questo fatto che ora vado a raccontare sembra inverosimile e lo dico come lo ebbi a sapere» scrive l’autore della rivelazione. Si  trattò di una vera e propria mattanza di prigionieri croati o italiani che andò avanti per giorni, come in altre parte dell’Istria. I testimoni di questa storia furono disarmati dopo l’8 settembre e trasferiti a Pola dai tedeschi, che dopo un mese ripresero il pieno controllo dell’Istria con altrettanta brutalità. «Quando fummo concentrati nel campo sportivo militare fuori della città di Pola, mi sentii chiamare, venendomi incontro il carabiniere Moscatello – si legge nella testimonianza – Piuttosto agitato mi disse: “Ti ricordi? Hai presente che il giorno dopo l’armistizio dell’otto settembre per due giorni si vedeva passare diverse volte e per tutto il giorno un va e vieni del furgone nero della Polizia Italiana?». A questo punto il racconto dell’orrore. «Il carabiniere Moscatello raccontò al testimone ancora in vita, che il cellulare della nostra polizia sequestrato dai partigiani andava a prelevare i nemici del popolo e “…velocemente entrava nello stabilimento della cartiera…” di Sussak. Il carabiniere confidò al commilitone “che di nascosto entrò nella cartiera… e assistette a una cosa impressionante”. Dal furgone della polizia “appena entrato facevano scendere le persone all’interno e le ammazzavano facendole immediatamente a pezzi”. Brutali esecuzioni sommarie, ma sapendo che ben presto sarebbero tornati i tedeschi in forze, i partigiani non volevano lasciare tracce di cadaveri infoibati o fosse comuni», leggiamo.  «Moscatello ebbe anche a vedere che poi i pezzi venivano messi sulle cassette di legno per essere trasportate con il carretto nell’adiacente saponificio – apprendiamo dal quotidiano – passando per un piccolo ponticello in legno attraversando il fiume Eneo». I resti umani venivano fatti sparire per sempre trasformandoli in saponi.

Nello scritto ricorda come il testimone sia scampato alle esecuzioni nella cartiera della morte vicino a Fiume: «Moscatello mi disse che inorridito, sempre di nascosto si ritirò non potendo fare niente. Se lo avessero visto avrebbe certamente fatto la stessa fine».