Di Maio vuol dividere Matteo dal Cavaliere. Ma Salvini non abboccherà

Ci va duro Luigi Di Maio con Matteo Salvini quando quasi gli intima di «decidere da che parte stare», e cioè se con lui e con il M5S o con Berlusconi. Un aut-aut a dir poco singolare se solo si pensa che Lega e Forza Italia (con FdI) si sono presentate alle elezioni in coalizione e che il M5S continua a sbandierare come inviolabile il principio del rispetto della volontà popolare. Evidentemente, sono convinti che sia sacro solo per gli eletti Cinquestelle e non anche per gli altri. Tuttavia, poiché non è la coerenza il metro più fedele per misurare le intenzioni dei politici, è facile dedurne che in realtà lo stalking di Di Maio nasconda un’opa ostile su quel segmento di elettorato leghista che non vede l’ora di risolvere una volta per tutte i conti con il Cavaliere. Fosse davvero questo lo scopo di Di Maio, i giochi per la formazione del nuovo governo ne risulterebbero assai compromessi. Sia perché, come è stato detto e ripetuto in tutte le salse, a Salvini non converrebbe rinunciare alla leadership del centrodestra per fare il ruotino di scorta in un esecutivo a trazione grillina, sia perché con queste premesse è fin troppo evidente che il primo obiettivo di un governo del genere consisterebbe nella sterilizzazione elettorale della Lega. A meno che non si debba sospettare l’esistenza, tra i due, di un gioco delle parti. Un gioco che ha bisogno di tempo per maturare e di una sponda in Forza Italia per accelerarne il ritmo. L’azzurro Giovanni Toti, governatore della Liguria e convinto sostenitore del partito unico del centrodestra, ha energicamente smentito l’indiscrezione di Repubblica che lo voleva in queste ore impegnato a Roma per arruolare alla propria causa (gradita a Salvini) una quarantina tra parlamentari e amministratori forzisti. Ecco, il disegno di Di Maio di un governo M5S-Lega può avere uno sbocco concreto solo attivando una triangolazione del genere. La scommessa, insomma, è capire se il principio che vuole Forza Italia totalmente identificata con il suo leader è ancora un dogma da quelle parti.