Di Maio in ginocchio dal Pd. «Noi ci siamo». Ma il M5s rischia l’esplosione

«Abbiamo apprezzato le parole di Martina: sono parole che vanno nella direzione di una apertura. Noi ci siamo sui temi, per firmare un contratto di governo per il cambiamento di questo paese, senza rinunciare ai nostri valori e alle nostre battaglie, dal reddito di cittadinanza alla lotta alla corruzione», dice a metà giornata Luigi Di Maio, dopo l’incontro del M5S con il presidente della Camera Roberto Fico e dopo le dichiarazioni del reggente del Pd, Maurizio Martina, che a sua volta aveva incontrato l’esploratore per valutare le possiiblità di un accordo. Martina ha preso tempo, chiedendo al M5S un atto di rottura definitiva dalla Lega. Che è puntualmente arrivata da Di Maio, ormai praticamente “in ginocchio” dal Pd e alla disperata ricerca di un sostegno politico. «La Lega e Salvini hanno deciso di condannarsi all’irrilevanza per rispetto del loro alleato, dei loro alleati, invece di andare al governo per aiutare gli italiani. Per me qualsiasi discorso con la Lega si chiude qui», ha detto Di Maio. Che non immagina un M5S all’opposizione: «Abbiamo 338 parlamentari e con questa forza un partito deve dare un governo del cambiamento del Paese. Ovviamente con 338 parlamentari non può esistere opposizione: o si va al governo o si torna al voto», ha specificato. «Se fallisce questo percorso, per noi si deve tornare al voto: non sosterremo nessun altro governo, tecnico, di scopo o del Presidente».

Ma i grillini, la base, i parlamentari, cosa pensano di questa abiura di Di Maio verso l’odiatissimo Pd. C’è aria di rivolta anche nei palazzi, oltre che sulla piattaforma telematica del Movimento: si terrà giovedì alle 19,30 l’assemblea congiunta dei gruppi M5S di Camera e Senato ma intanto tra i parlamentari si discute animatamente di quel che sta accadendo dopo la chiusura del ‘forno’ con la Lega e l’avvio del confronto con i dem, salutato con favore dalle frange più a sinistra del Movimento ma visto come fumo negli occhi dai più.

La chat tace, anche perché -viene spiegato- quella della XVIII Legislatura non è mai partita, e in molti hanno abbandonato le chat preesistenti stufi delle continue fughe di notizie. Ma sulle chat dei meet-up e dei gruppi locali, racconta più di un parlamentare, c’è grande fermento, tra chi giura di dire addio al Movimento in caso di accordo coi dem e chi invece invita a mantenere i nervi saldi e a lasciar fare Di Maio. Fatto sta che un’eventuale intesa col Pd potrebbe far esplodere il gruppo. Letteralmente. «So per certo – dice all’Adnkronos un parlamentare di peso molto vicino a Di Maio – che decine e decine di colleghi lascerebbero: diversi si dicono sin da ora pronti a passare al gruppo Misto in caso di accordo. E stavolta non temono nemmeno gli insulti della base che hanno contraddistinto gli addii avuti in passato, vedi Currò e gli altri: quale miglior motivo per dire addio al Movimento l’alleanza con il nemico giurato di sempre?».