Di Maio fa l’arrogante e il presuntuoso: «Vedere Salvini ora non ha senso»

O io o il diluvio. A metà tra la presunzione e l’arroganza, Di Maio continua a pontificare, “sponsorizzato” sul web dall’organizzazione social dei Cinquestelle che mandano messaggi e video a pioggia. La presunzione è quella di sentirsi l’unto del Signore. L’arroganza è quella di voler dettar legge, al di là delle logiche numeriche e politiche. La beffa (per i suoi elettori) è nel digerire l’improvvisa infatuazione per Renzi, la Boschi, la Fedeli, Banca Etruria e l’allegra compagnia piddina. Ora Di Maio dice che incontrare Matteo Salvini prima di salire al Colle per il secondo giro di consultazioni è inutile. «La questione è molto semplice: ci vediamo per fare cosa? Dobbiamo chiarire un paio di premesse, e valgono sia per il Pd sia per la Lega», afferma Di Maio in un’intervista al Fatto Quotidiano. «Prima di tutto, qualunque tipo di contratto di governo partirà dai nostri temi» (quali siano questi temi resta un mistero, visto che parlano solo della pazza idea, quella del del reddito di cittadinanza distribuito come noccioline). «Poi inizierà la contrattazione con gli altri. Ma se dobbiamo farlo per dirci Berlusconi sì, Berlusconi no, non serve». Riecco la furba e propagandistica politica dei veti, che sottintende la purezza (fantasiosa) dei pentastellati. Salvo poi riabilitare il Pd che ha distrutto il Paese, senza neanche uno straccio di pentimento. «Io non voglio far saltare il tavolo, né con Lega né con il Pd», assicura Di Maio. «E voglio agevolare il lavoro del Presidente della Repubblica nel trovare una maggioranza. Ma dobbiamo arrivare agli incontri con le condizioni giuste». Di Maio aggiunge che il segretario leghista dovrebbe capire che «la sua coalizione non gli vuole così bene, se voleva mandarlo a farsi impallinare. Per questo mi rivolgo alla Lega e non a tutto il centrodestra: perché è una coalizione che non esiste, in cui tutti dicono cose diverse». Quanto all’apertura ai dem, Di Maio cerca di arrampicarsi sugli specchi: «Chiunque sottoscriverà il contratto di governo, dovrà garantire per tutto il suo partito. Non voglio spaccare nessuna forza politica o incentivare rotture».