Consultazioni, stallo tra i partiti: governo lontano, urne sempre più vicine

Il secondo giorno di consultazioni vede protagonisti i big dei partiti, saliti al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo il Pd e Forza Italia è stata la delegazione della Lega a recarsi al Colle, mentre nel pomeriggio sarà il turno del Movimento Cinque Stelle. Dopo l’incontro con Mattarella allo studio alla Vetrata, Pd, Forza Italia e Lega hanno illustrato le loro “condizioni” per uscire dallo stallo attuale.

Il leader della Lega, Matteo Salvini ha ribadito il suo no “a governi a tempo o improvvisati” assicurando che “faremo di tutto per dare un governo che duri cinque anni”. “Ovviamente partendo dal centrodestra che ha vinto le elezioni e, numeri alla mano, se vogliamo un governo che duri, coinvolgendo i Cinquestelle – ha osservato -. Non occorre uno scienziato per capire che altre soluzioni sarebbero temporanee e improvvisate”.

 Parlando delle consultazioni con Mattarella, il leader del Carroccio le ha definite “un incontro positivo, dove abbiamo espresso chiaramente una linea costruttiva”. “Al Presidente della Repubblica abbiamo offerto dei sì – ha spiegato Salvini – non pensiamo a governi a tempo, improvvisati, raccogliticci. Lavoriamo e lavoreremo ad un governo che duri almeno cinque anni”. Salvini ha quindi sottolineato il suo no “a governi a tempo o improvvisati”. “Se ciascuno rimane sulle sue impuntature, sui suoi personalismi e sui suoi ragionamenti personali o di partito il governo non nasce, e l’unica soluzione, che ovviamente noi non ci auguriamo, ma che non escludiamo, è quella delle elezioni” ha affermato, prima di lasciare il Quirinale a piedi, insieme ai capigruppo di Camera e Senato Giancarlo Giorgetti e Gianmarco Centinaio.

Dal canto suo, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha lasciato intendere che il nuovo governo dovrà essere guidato da Matteo Salvini, candidato premier della coalizione di centrodestra. «Questo esecutivo – ha detto – non potrà non partire dalla coalizione che ha vinto le elezioni, ovvero il centrodestra, e dal leader della forza politica più votata della coalizione, la Lega». Accompagnato dai capigruppo Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, dopo l’incontro con Mattarella, il leader di Forza Italia ha auspicato “un governo per le urgenze“, ribadendo il suo no a nuove elezioni. «Serve un governo per le urgenze – ha detto – dal lavoro alla disoccupazione giovanile, dal divario Nord-Sud del Paese, alla spesa pubblica. Tutte urgenze che “richiedono” un esecutivo ”fondato su un programma coerente e soprattutto in grado di lavorare per un arco temporale adeguato”.

«Siamo disponibili a partecipare con una presenza di alto profilo a soluzioni serie basate su accordi chiari e su cose concrete, fattibili e credibili, in sede europea” ha sottolineato Berlusconi. Quell’Europa verso la quale “è certamente necessario avere un atteggiamento fermo e autorevole per tutelare gli interessi italiani meglio di come non sia stato fatto fino ad ora”, che “non perdonerebbe certo populismi, dilettantismi e improvvisazioni. Queste sono le nostre condizioni. Su questo, non sulle poltrone, siamo disposti a dialogare per trovare una maggioranza capace di far uscire il Paese dalla crisi».

Prima di Forza Italia e Lega, a incontrare Mattarella è stata la delegazione del Pd, guidata dal reggente del partito, Maurizio Martina che ha rimarcato la posizione del Nazareno. «L’esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino», ha detto Martina. Perciò il Pd ” con coerenza, responsabilità e serietà” eserciterà l'”attività istituzionale di minoranza parlamentare”. «Si tratta di capire, ha aggiunto Martina, se le forze politiche che hanno vinto le elezioni “coerentemente siano in grado di avanzare ipotesi di governo praticabili. Lo dicano chiaramente, si facciano carico fino in fondo di una responsabilità».

Nel pomeriggio sarà la volta di Luigi Di Maio e dei capigruppo parlamentari del M5S. A quel punto, in base agli elementi raccolti, il Capo dello Stato deciderà come procedere, probabilmente con un nuovo giro di incontri, per cercare di trovare una soluzione alla crisi. Il governo, con dei numeri certi, soprattutto a causa dei veti dei Cinquestelle su Forza Italia e Berlusconi, sembra molto lontano. Più vicine, i tempi ci sarebbero ancora, le urne a giugno, per una nuova tornata elettorale.