Consultazioni, anche Salvini e Di Maio hanno capito che nessuno di loro farà il premier

Consultazioni al via ma senza troppa suspence. Nessuno infatti è disposto a scommettere sul fatto che il primo giro di incontri tra le delegazioni dei partiti e il presidente Mattarella darà come frutto un incarico esplorativo. Il primo giro di colloqui verterà dunque su un altro obiettivo: capire se le posizioni rocciose e granitiche fin qui esposte dai principali attori della scena possono essere smussate per giungere a un compromesso. Il Capo dello Stato deve mediare e per farlo ha bisogno di capire quanto le dichiarazioni dei leader siano a scopo di propaganda e quanto, invece, nascondano un sano realismo politico. E il compromesso, ovviamente, significherebbe che il premier non sarà né Luigi Di Maio né Matteo Salvini. 

Si tratta allora di individuare una figura che possa mettere d’accordo Lega e Cinquestelle. Nei giorni scorsi si è parlato del leghista Giancarlo Giorgetti, numero due del Carroccio e regista del dialogo con i Cinquestelle. Ma si è fatto anche il nome di Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia che garantisce da mesi la pax interna al centrodestra mediando tra le posizioni di Salvini e quelle di Silvio Berlusconi.

Anche la sua posizione è fondamentale per giungere a una soluzione del puzzle che il Quirinale ha dinanzi a sé. Berlusconi infatti non si sente affatto sconfitto dall’esito del voto del 4 marzo. «È necessario – osserva Anna Maria Bernini, presidente dei senatori azzurri – dare quanto prima un governo al Paese. Il centrodestra ha l’onere della proposta e affronterà questo passaggio con responsabilità. Con FI e il presidente Berlusconi ci confronteremo sui programmi senza preclusioni ma senza accettare né veti né soluzioni confuse». Chiaro quindi, se questa è la posizione di Forza Italia, che il partito di Berlusconi dovrà far parte del futuro governo, magari con ministri tecnici graditi ad Arcore, nomi di area quindi ma non di stretta ortodossia azzurra.

Anche per Matteo Renzi è il momento di parlare, almeno secondo i suggerimenti di Ernesto Galli della Loggia. Per il politologo, infatti, il silenzio in chi il leader Pd si è chiuso è sbagliato rispetto a quelli che oggi sono i tempi della politica. Per lui sarebbe invece il momento di “rimettersi totalmente in gioco” visto che la partita è in corso e nessuno sa come andrà a finire. In caso contrario per il partito del Nazareno si arriverebbe allo scompaginamento finale.