Con Trump record di candidati musulmani alle elezioni. «Ci ha dato la sveglia»

Quasi 100 musulmani a caccia di una carica. E il merito è anche di Donald Trump. Il 2018, negli Stati Uniti, è caratterizzato dalla presenza record di candidati di religione islamica in corsa per una carica pubblica. Sono quasi tutti democratici, sono soprattutto giovani senza esperienza e in molti casi non hanno reali chance di elezione. Però ci sono, mai così numerosi, e tutti insieme sono pronti a una scommessa politica: il presidente meno popolare può spingere gli elettori a eleggere qualche rappresentante della minoranza religiosa meno popolare in America.

Con Trump record di candidati islamici in politica

«Ci ha svegliato tutti», dice Fayaz Nawabi, 31enne candidato al consiglio comunale di San Diego, facendo riferimento alla spinta fornita involontariamente da The Donald, che durante la campagna del 2016 ha fatto riferimento al monitoraggio delle moschee e al divieto di ingresso negli Usa per i musulmani. «Quando metti qualcuno all’angolo e lo costringi a lottare per salvarsi, questa persona alza la testa e parla a voce più alta di ciò in cui crede». In un sondaggio del 2001 condotto da Zogby, il 42% dei musulmani dichiarò di aver votato per George W. Bush nelle presidenziali dell’anno precedente. Solo il 31% si era espresso a favore del democratico Al Gore. Lo scorso anno, invece, un sondaggio realizzato da Pew ha proposto un quadro completamente diverso: il 78% ha votato per Hillary Clinton nel 2016. Ora, entra in scena una generazione di musulmani di 20-30 anni, nati in America e figli di immigrati, che sono pronti a incidere con il voto e ambiscono a recitare un ruolo diverso rispetto a quello dei genitori e dei nonni.È su di loro che puntano i candidati sparsi per il paese. Asif Mahmood, 56enne pneumologo, sarebbe il primo musulmano a ricoprire la carica di commissioner nel settore assicurativo in California. Deedra Abboud in Arizona o Jesse Sbaih in Nevada potrebbero diventare i primi senatori musulmani nel paese. Al Congresso puntano dritte anche Nadia Hashimi in Maryland, Sameena Mustafa in Illinois, Fayrouz Saad e Rashida Tlaib. «Ora dobbiamo alzarci e parlare, condividere le nostre storie. Non possiamo restare in panchina», dice Abdullah Hammoud, 27 anni, che nel 2016 ha conquistato un seggio da deputato nel Michigan.