Casini debutta in teatro con Talleyrand, uomo per tutte le stagioni

Dalle foto che lo ritraggono con Antonio Gramsci a Talleyrand con baldanza e leggerezza. Pier Ferdinando Casini, democristiano di ferro nella Prima repubblica, poi berlusconiano convinto e  ora eletto nelle file del Pd renziano (per poi iscriversi immediatamente al gruppo misto), non finisce di sorprendere. L’ex presidente della Camera non  fa mistero di una certa innata propensione al camaleontismo, anche se ammantato di grande senso delle istituzioni. L’ultima trovata lo vede interprete al teatro Parioli di Roma (dal 15 aprile) del vescovo e principe francese  Charles-Maurice de Talleyrand, vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800,  esponente di rango del trasformismo ante litteram. Da fedelissimo di re Luigi XVI, il colto e raffinato nobile francese passò al sostegno di Napoleone per poi appoggiare “convintamente” la nuova monarchia francese.

Così  il prode Casini, dopo aver accettato con malcelata ironia il ruolo di “compagno Casini” in campagna elettorale, lascia il pugno chiuso e  si cimenta con il palcoscenico debuttando a teatro,  per il ciclo «Personaggi e protagonisti, incontri con la storia», nei panni di Talleyrand. “Il diavolo zoppo”, come veniva chiamato il nobile francese, insomma, avrà le fattezze dell’ex terza carica dello Stato che, sulla scena, dovrà difendersi dalle accuse di un pubblico ministero grazie all’arte di un avvocato e di un testimone della difesa fino al verdetto (top secret) di un presidente della Corte. “Talleyrand — sorride Casini — è stato una specie di Giulio Andreotti dell’antichità. Nella mia difesa dimostrerò che c’è un filo rosso che spiega le sue scelte trasformistiche e che questo filo segue l’interesse e la difesa delle istituzioni”.  Insomma Pierferdy si conferma un uomo per tutte le stagioni  proprio come Talleyrand che era riuscito a”ingannare la terra e il cielo”. Ma non chiamatelo voltagabbana, dietro l’apparente opportunismo si cela, neanche a dirlo, il senso di responsabilità per le istituzioni e la democrazia.