Bologna, vietata la vendita di gadget fascisti. Anche il M5S dice sì alla delibera

Stop alla vendita di gadget che rievocano il Ventennio, il Duce, le camicie nere e i simboli cari all’estrema destra. Non è la legge Fiano ma una delibera del Comune di Bologna, approvata lo scorso  26 marzo allo scopo di impedire sia la concessione di spazi e sale comunali a formazioni neofasciste sia l’esposizione e la vendita di souvenir nostalgici. La delibera è passata con i voti di Partito Democratico, Città comune, Movimento 5 stelle, Coalizione civica, contrari Lega Nord e Forza Italia. “Ho tolto tutto per non avere problemi con il Comune – dice Giorgio Francia, commerciante, al Fatto quotidiano – Ma non lo trovo giusto, perché la mia è pura vendita, non ha nulla a che vedere con l’apologia. Pazienza, li venderò altrove, del resto questo divieto vige solo a Bologna”. Si possono vendere però i cimeli storici:  “Questi posso continuare a venderli perché sono reperti storici, e la storia non si cancella. Io non sono né di destra né di sinistra, vendo quello che mi chiedono. Sicuramente c’è più richiesta di oggettistica fascista. Mussolini avrà pur fatto qualcosa di buono se c’è chi ancora lo compra”.